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Continuano le ricerche, ma ora l’incubo è il maltempo

Continuano le ricerche, ma ora l’incubo è il maltempo

Identificati due dei cadaveri ritrovati: si tratta di francesi. I tecnici della Smit si stanno preparando per cominciare l’operazione di svuotamento dei serbatoi

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Le ricerche continuano. Ma il tempo è sempre meno, così come diminuisce la speranza (già flebile) di trovare ancora in vita alcuni dei dispersi. Nel pomeriggio di giovedì sono stati identificati due degli 11 cadaveri finora recuperati (restano tre quelli senza nome): sono due cittadini francesi i cui nomi erano contenuti nella lista delle persone non rintracciate, che scende così a 24. E sul relitto della grande nave da crociera con la pancia squarciata dallo scoglio delle Scole, continuano le ricerche dei dispersi, tra cui c’è anche Diana, 5 anni appena. Sesto giorno di ricerche iniziato prima col sopralluogo poi con le immersioni dei palombari del Gos del Comsubin, gli incursori della Marina, che hanno aperto altri 4 varchi nel fianco immerso della nave. Adesso i “varchi” sono in tutto 11 e grazie a questi buchi negli oblò e nella lamiera realizzati con microcariche di esplosivo stanno entrando in sicurezza i sommozzatori dei carabinieri, dei vigili del fuoco e quelli del Centro nazionale soccorso alpino e speleologico.

LEGGI Le foto e i nomi dei dispersi

Ogni team di intervento ha un compito da assolvere prima che le potenti pompe della Smit Salvage di Rotterdam, l’azienda chiamata da Costa Crociere a bonificare i bunker pieni di migliaia di litri di IFO380, comincino a lavorare scaldando il carburante che deve tornare meno denso di quanto non sia adesso. I sommozzatori dei carabinieri sono incaricati dalla procura di prelevare la cassaforte nella cabina del comandante Schettino. La cabina si trova, immersa, alla fine del ponte di comando. L’operazione tentata oggi non èriuscita a causa dell’impossibilità di sfondare la porta bloccata dalla pressione dell’acqua. I carabinieri cercano anche di verificare una delle ultime affermazioni del comandante Schettino che ha detto di aver tirato l’ancora quando ancora era in movimento per rendere omaggio all’isola del Giglio con il cosiddetto inchino. Manovra che non troverebbe riscontro, allo stato, dalle verifiche del sommozzatori dell’Arma.

Intanto, sul versante dell’inchiesta, emerge che dall’impatto con lo scoglio, alle 21.45, è passata quasi mezz’ora - per la precisione, 27 minuti - quando avviene la prima telefonata tra la Capitaneria di Porto di Livorno e la Costa Concordia. In quella telefonata, alle 22.12, da bordo negano l’emergenza, si parla di un semplice black out e di verifiche in corso. Anche quando si chiede se è vero che i passeggeri abbiano indossato i giubbetti di salvataggio, dalla nave continuano ad essere evasivi: «Stiamo verificando le condizioni», ripete l’ufficiale, anche un pò stizzito.

AUDIO La prima telefonata

Intanto i sub dei vigili del fuoco e del Cnsas tentano di entrare dai varchi per cercare i dispersi. La Costa Concordia è sempre lì, guardata a vista dal teodolite, un complesso sistema di sensori che ne controlla i movimenti da lontano. La nave sembra dormire, il corpaccione coricato su un fianco, ancorato per il momento al fondo da un’ aletta di prua, per ora immobile. Dal luogo dove si trova all’orrido profondo oltre 60 metri c’è solo una lingua di scoglio. Il vento e il mare, previsti in rinforzo per venerdì, rischiano di spingerla laggiù. Il pericolo di inabissamento della nave potrebbe essere forse scongiurato da una sorta di imbragatura dello scafo fissata agli scogli: è questa una delle ipotesi allo studio dei tecnici, mentre arrivano da più parti i suggerimenti per salvare la Concordia, dagli ancoraggi alla terraferma con funi d’acciaio al posizionamento di rostri sul fondo del mare. Il precario equilibrio della nave, comunque, è un problema che sembra non preoccupare i tecnici della Smit Salvage che si stanno preparando a intervenire per svuotare i serbatoi. Con loro, gli specialisti del rischio inquinamento: la Castalia e un’azienda pugliese in grado di intervenire in caso di sversamento di carburante in mare. L’operazione potrebbe venir anticipata rispetto alla data di sabato solo se viene decretata la fine delle ricerche dei dispersi. Dunque, non è finita e il sesto giorno si chiude con la luce dei riflettori puntata sullo scafo a pancia in su. Venerdì mattina si ricomincia a cercare in attesa di capire e di decidere se quella nave oltre che relitto debba essere destinata a diventare un sarcofago e, insieme, un monito.

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