Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

La notte senza fine degli eroi dell'Isola

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Ursula Lehmann scrive solo il suo nome con una biro viola. E’ stanca. Non sa neppure perché lo fa. Laurance e Andrea si abbracciano in un angolo, sotto a una coperta. Poi lasciano - sopra l’ala di un gabbiano stampato nel pannello che pubblicizza il parco dell’Arcipelago - il loro ringraziamento agli indigeni: “Thank you all the nice nice people”.


  “Alhamdulillah selamat setelah…” E’ l’inizio di una breve annotazione in indonesiano. Probabilmente un uomo dell’equipaggio. Alla fine si ringrazia Allah. Nella lavagna campeggia ancora un disegno. L‘ha fatto un padre per tranquillizzare la sua bambina. C’è la nave Costa, ci sono le lance in mare. Intorno poche parole in un italiano stentato: “Graze”, senza la i.


   I tedeschi hanno scritto poco più in basso. “Vielen herzlichen dank” (mille grazie).  Lo hanno scitto Ga e Peter.  E ancora “Danke, danke, danke” e a seguire le firme di tre coppie. Si decifrano solo due nomi su sei: Birgit e Herbert.  La famiglia Muller “aus Neustadt” saluta i gigliesi. Lo stesso, poco sopra, fa Linde.
  “Mile merces pour votre hospitalité, votre saitien et votre solidarité – deux francais de la Dròme”, è un altro dei graffiti lasciati nel corridoio davanti all’aula della seconda media. Un cuore circonda una scritta in thailandese: “Pande putu yudi art ana Bali – Olip & Popaye”.  
   Infreddoliti, spaventati, in overdose di emozioni. I naufraghi della Concordia, protagonisti di un incidente storico, sono finalmente al sicuro. Li ha accolti, abbracciati e scaldati l’Isola del Giglio, 500 abitanti, tutti svegli in piena notte per portare aiuto. Tutti come Ernesto, il vecchio pescatore di Terraferma (creatura di Emanuele Crialese), uomo di mare, che del mare rispetta regole e galateo.

   Centinaia vengono condotti nella scuola di Giglio Porto. Molti, sulla nave, hanno lasciato perfino il cellulare. E così, nell’epoca di Facebook e Twitter, il bisogno di scrivere, di lasciare un appunto o un ricordo, di fissare uno stato d’animo, trova sfogo sulle lavagne, sui poster. I naufraghi cercano i gessetti lasciati dagli alunni, i pennarelli sotto i banchi ammucchiati in un angolo; e trasformano in bacheca intere pareti della scuola, coprendole di scritte multilingue. Raccontano le prime ore del disastro. Ringraziano.
   Ieri un giovane insegnante di lettere della scuola media Maltini, Lorenzo Carresi, ha fotografato le testimonianze “a caldo” dei naufraghi. Poi  le ha pubblicate su Fb. Un album che emoziona, che racconta l’incrocio – nel disastro - di razze, volti, vite distanti, riunite dalla paura, dalla gratitudine per l’accoglienza ricevuta.


   “Ha riaperto la scuola all'Isola del Giglio. – spiega Lorenzo nelle sue pagine web -  tutto tranquillo, ogni cosa al suo posto. Ma sappiamo che poche notti prima in queste stanze delle persone hanno pianto infreddolite e impaurite, ma avevano anche ritrovato la tranquillità grazie all'aiuto dei gigliesi. Come ringraziamento hanno lasciato piccoli pensieri sulle lavagne e sui pannelli appesi alle pareti della scuola. Mi sono preso la libertà di fotografarli perché penso che nel male, se si guarda con attenzione, si scorge sempre anche un po' di bene”.

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