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«Eravamo al bar, poi tutto è crollato»
Il racconto di una famiglia versiliese scampata al naufragio della Concordia: «Ho salvato mio figlio correndo alla scialuppa»
VIAREGGIO
«Eravamo al bar al ponte 5. All’improvviso abbiamo sentito un colpo. I bicchieri sono volati in aria e le vetrine che avevamo attorno sono letteralmente esplose. Poi il buio».
Sembra il racconto di un incubo, con una normale serata di vacanza con la famiglia sulla nave da sogno che all’improvviso si trasforma in una disperata corsa per la sopravvivenza. Comincia così il racconto di Fabio Bertola. Questo trentenne di Forte dei Marmi, molto conosciuto in Versilia perché gestisce la pizzeria “Lo Scivolo” a Marina di Pietrasanta, era sulla Concordia nella notte del naufragio. Assieme a lui c’erano la moglie Barbara Barsaglini e il figlio di quattro anni e mezzo. La famigliola è arrivata da poco a casa e porta ancora nel cuore i segni dell’orrore appena superato e, per quanto riguarda la salute, della notte passata al gelo. Anche se hanno perso tutto il bagaglio nella cabina finita sott’acqua dopo l’incidente possono considerarsi fortunati per essere usciti dall’incubo senza nemmeno un graffio. «Io sto bene - racconta Bertola che già si è rivolto a un avvocato per chiedere un eventuale risarcimento per i danni subiti - ma Barbara e il bambino hanno febbre e bronchite per il freddo che hanno preso. Il dottore ha detto di fare controlli per controllare se mia moglie ha la polmonite».
Dopo il salvataggio i tre sono rimasti per ore sulle sponde dell’Isola del giglio senza avere indicazioni su cosa dovevano fare per tornare a casa. «Per fortuna - continua Bertola - i residenti dell’isola ci hanno aiutato dandoci maglioni e altri capi di vestiario. Altrimenti non so come avremo potuto passare la notte: la nostra roba era rimasta in cabina e probabilmente non sarà mai recuperata».
Il ricordo dei momenti di smarrimento e paura seguiti al’incidente sono ancora vividi. «Il colpo ha fatto volare tutto in aria - racconta Bertola - e i tavolini hanno iniziato a scivolare. Poi tutto è diventato buio». Dagli altoparlanti, almeno inizialmente, non è arrivato alcun avvertimento sull’incidente. «Hanno solo detto che c’era un black-out in corso - continua Bertola - e di mettersi in un punto sicuro lontano dagli oggetti pericolosi o che avrebbero potuto cadere».
Dopo qualche minuto l’angoscia ha cominciato a crescere. «Abbiamo temuto che la nave stesse affondando - continua Bertola - per questo insieme ad altre persone ci siamo diretti a prendere giubbotti di salvataggio. Dalle finestre vedevamo che le luci dell’isola eranoicine. era difficile capire cosa stesse accadendo. Poi ci siamo mossi verso le scialuppe di salvataggio quando è suonato l’allarme. Per fortuna siamo stati tra i primi ad arrivarci».
Ma nonostante questo tempismo, arrivare alle scialuppe non è stato facile. »All’inizio - continua il ristoratore - per tenere calmo il bambino gli ho detto che era un gioco. Mamentre stavamo camminando verso la scialuppa e la gente spingeva, anche lui ha capito che eravamo in pericolo». Con il bambino in braccio e la moglie accanto Bertola è riuscito a farsi largo mentre tutti attorno spingevano. «Ho avuto paura che il bambino cadesse - continua il drammatico racconto - ma poi ce l’abbiamo fatta».ma la paura non era ancora finita. «Un’altra scialuppa - va avanti Bertola - ci è praticamente caduta addosso. per fortuna nessuno si è ferito gravemente». L’incubo, freddo a parte, ha iniziato a dissolversi solo quando l’imbarcazione di salvataggio è arrivata a terra. Dal personale della Costa Bertola dice di non aver avuto alcun supporto in questa fase. «Erano più spaventati di noi - fa notare - e non sapevano cosa dirci».
Ora Bertola mostra le foto scattate con la famigliola sulla Concordia pochi minuti prima del naufragio. Tutti nell’immagine sorridono, ignari: non molto dopo quella gioia è stata soppiantata da un incubo che sarà difficile cancellare.
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