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Incastrato nella nave e salvo per miracolo

Elisabetta Giorgi
Incastrato nella nave e salvo per miracolo

Michele Rabazzi, 21enne di Montenero d’Orcia, era cuoco sulla Concordia «Sono sfuggito a quella trappola saltando sul tettuccio della scialuppa»

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GROSSETO

La sua scialuppa si è incastrata mentre scendeva in mare con 150 naufraghi, ma alla fine, in una fuga rocambolesca, Michele Rabazzi - 21enne di Montenero d’Orcia, sull’Amiata - è riuscito a salvarsi scappando a quella “trappola”, saltando in un’altra imbarcazione e atterrando sul tettuccio. Ce l’ha fatta, ma ha visto la morte in faccia. L’inferno.

A bordo della Costa Concordia, Michele fa il cuoco. È stato assunto lo scorso 28 febbraio, quando è partito da Montenero per imbarcarsi - come membro dell’equipaggio - nel lussuoso colosso del mare. È lì che ha conosciuto una Olesea (detta Alice) Balaban, ragazza moldava di 26 anni di cui si è innamorato. «Ci siamo messi insieme a bordo della nave. Anche lei lavora lì: fa l’animatrice per bambini». Un solo piano di differenza, lui al terzo piano, lei sopra al quarto. E nel tempo libero «ci siamo sempre visti, frequentati anche insieme ad altri amici». La condivisione dell’amore e del lavoro. Poi la condivisione dell’inferno. Dello choc. Della morte scampata per miracolo. Della fuga disperata a bordo di scialuppe separate dove Michele e Olesea sono stati divisi dai soccorritori per ritrovarsi a singhiozzo qua e là. Nei porti e nei luoghi del soccorso. Prima in porto, appena sbarcati, e poi ieri a Grosseto dove si sono ritrovati.

«Quando la nave si è incagliata sugli scogli stavo lavorando - racconta Rabazzi, tornato a Montenero dove ha riabbracciato la famiglia - Ero in cucina e stato cuocendo la pasta. Ho sentito un grande tonfo, poi il black out. In cucina eravamo 160 circa. La nave ha iniziato a inclinarsi e si è scatenato il panico. Le pentole hanno iniziato a cadere qua e là. Un mio amico indiano è stato travolto da un frigo che gli ha schiacciato una gamba».

Lo chef ha tranquillizzato tutti i dipendenti. «Ma in verità eravamo terrorizzati - prosegue Rabazzi - E siamo corsi al piano delle scialuppe di salvataggio in attesa di essere chiamati dall’allarme di emergenza». Un segnale che, a detta di Rabazzi e di altri membri dell’equipaggio, è arrivato troppo tardi. «Quaranta minuti o 50, o un’ora dopo, forse. Non mi sono reso molto ben conto del tempo, ma la sirena ha sicuramente suonato tardissimo; ci ha messo una vita...».

Scattato l’allarme, si è scatenata la corsa alle scialuppe. «Vorrei sottolineare - prosegue Michele - che molti hanno fatto polemica su noi membri dell’equipaggio, accusandoci di non aver aiutato abbastanza le persone e di non essere stati in grado di gestire la situazione, ma non è così. Noi abbiamo seguito tutte le procedure, e se non abbiamo fatto scendere le scialuppe in tempo e cose del genere, è solo perché il comandante ci ha dato tardi l'ordine di evacuare».

Michele ha aiutato 150 persone circa a calarsi giù. E solo dopo ha messo in salvo se stesso. Ma con difficoltà enormi. «La mia scialuppa - racconta - si è incastrata sul bordo perché la nave era troppo inclinata». E a quel punto si è scatenato l’inferno nell’inferno. «Siamo rimasti sospesi sul lato della nave mentre scendevamo, per circa 10 minuti. Poi l’ufficiale ci ha fatto risalire sulla nave per scendere sull’altro lato. Ci siamo buttati verso il pavimento scivolando fin là: era il lato sinistro, quello più basso che guardava il mare. E una volta lì ci siamo affacciati giù. Io sono saltato in un’altra scialuppa che era già in acqua, facendo un volo di pochi metri e atterrando sul tettuccio».

Olesean si è messa in salvo per conto suo. Ha seguito un’altra strada. I fidanzati sono stati separati dai soccorritori e si sono ritrovati in porto all’isola del Giglio. «L’ho trovata al porto che mi aspettava, era arrivata prima di me e ci siamo abbracciati». Là sono stati fatti i riconoscimenti e la coppia ha dovuto separarsi di nuovo. Ma per ritrovarsi ancora una volta. Ieri, a Grosseto.

Ora Michele Rabazzi è tornato a Montenero, sta a casa coi genitori. E ieri, con la sorella Margherita, è sceso dall’Amiata per andare alla Fattoria La Principina, alle porte del capoluogo dove Olesea è ospite da due giorni. E si sono abbracciati ancora, commossi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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