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Livorno

«Dentro il Concordia come sul Titanic»

«Dentro il Concordia come sul Titanic»

I livornesi sopravvissuti: eravamo a cena quando è stato colpito lo scoglio, scene di panico per salire sulle scialuppe

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di Federico Lazzotti

LIVORNO

«Quando i passeggeri hanno sentito i sette fischi e poi l'ottavo, più lungo, con il quale il capitano ha dato l'ordine di abbandonare la nave, a bordo è scoppiato il caos. In quel momento con mia moglie e alcuni amici eravamo già sul ponte numero quattro, vedevamo davanti a noi le luci del Giglio, gli scogli, ma la nave era sempre più inclinata. Le persone attorno a noi hanno iniziato ad urlare e poi a spingere per salire sulle scialuppe prima degli altri. Si è creata una calca di gente, ci sono stati alcuni tafferugli e gli ufficiali hanno avuto il loro da fare per mantenere la calma. Sembrava di essere dentro al film “Titanic” quando sono sul ponte i passeggeri impauriti e infreddoliti aspettano di essere imbarcati in abito da sera».

Appena mezzora prima Marco Franceschini, 51 anni, titolare di una ditta di informatica e sua moglie Melania, impiegata in un’azienda di allestimenti, erano a cena nel ristorante Milano, sul ponte numero 3 dell’ammiraglia delle navi Costa. «Mancavano pochi minuti alle 22 – raccontano – quando abbiamo sentito una vibrazione fortissima: i tavoli si sono inclinati, posate e piatti sono volati a terra, i camerieri sono caduti. All’inizio non credevamo che fosse una cosa così grave, la nave si è inclinata ma poi si è addrizzata di nuovo: avevamo appena colpito una secca, ma ci hanno detto che si trattava di un black-out elettrico. E in effetti per un attimo la luce è andata via. Poi una voce che parlava a nome del capitano ci ha detto di stare tranquilli, che non era successo niente di grave».

La notte di venerdì per i coniugi Franceschini doveva essere l'ultima sulla Costa Concordia dopo una settimana di vacanza in giro per il Mediterraneo. «Saremmo dovuti arrivare a Savona in mattinata per poi tornare a Pisa con una navetta messa disposizione dalla compagnia. Invece – va avanti appena tornati a casa – ci siamo trovati dentro ad un dramma di cui adesso parlano tutti. In quel momento non ce ne siamo resi conto: quando siamo usciti sul ponte e abbiamo visto gli scogli mi sono detto: "Ce la facciamo". Ma non nascondo di aver ho avuto paura».

Poco dopo le 22,30 la prima telefonata ai due figli. «Siamo sul molo al Giglio – hanno detto ai familiari per tranquillizzarli - c’è stato un incidente ma stiamo bene». Le valigie sono rimaste dentro alla cabina del Concordia, insieme a denaro ed effetti personali. «Dobbiamo ringraziare tutta la popolazione dell’isola del Giglio che ci ha messo a disposizione tutto quello che avevano. Addirittura la farmacista ha aperto il negozio per dare pannolini alle mamme dei neonati e medicinali a chi ne aveva bisogno». La notte Marco e Melania l’hanno passata in un hotel dell’isola. «Anche in questo caso il proprietario è stato gentilissimo ad aprire per noi la struttura e come gli altri non ha avuto in cambio nemmeno un euro». Ieri mattina il ritorno sulla terra ferma. «Ci siamo coperti come potavamo, con le coperte che abbiamo trovato e ci siamo imbarcati per l’Argentario prima di arrivare nel pomeriggio a Pisa. Un appunto? Forse se i soccorsi fossero stati più rapidi non ci sarebbero stati i morti e tutti questi dispersi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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