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Chalet ridotto a un rudere e la balaustra viene giù
Ci sono anche problemi di sicurezza: la recinzione esterna è arrugginita le transenne sono divelte e dal cornicione precipitano grosse pietre
LIVORNO
Un tempo era un gioiello del lungomare livornese. Un parco che tutta la Toscana ci invidiava. Un luogo di aggregazione. Oggi è uno spazio abbandonato a se stesso. Una bruttura a pochi passi dal mare. Un posto lasciato al degrado e alla sporcizia. La Rotonda di Ardenza è in pessime condizioni dal lontano 2003. Certo, qualcosa ultimamente è stato fatto. Dalla potatura delle siepi all'approvazione in giunta del progetto per la ristrutturazione dello chalet. Ma la strada per il recupero della pineta è ancora lunga. E la vista dell’edificio in stile liberty, ridotto a un rudere, lascia sgomenti.
Lo chalet: l'esterno. Dopo aver attraversato la pineta, arriviamo al punto più desolante della pineta. Lo chalet, un tempo luogo dove organizzare feste e rinfreschi, è chiuso dal 2003. Ai cancelli ci sono i lucchetti, e la struttura che cade a pezzi è per lo meno messa in sicurezza. Ma questo vale solo per la parte interna. All'esterno della recinzione la storia cambia. La parte in cemento è pericolante e pericolosa. Le colonnine in stile terrazza Mascagni della parte superiore dello chalet sono sgretolate. Ai piedi del muro si notano i pietroni caduti dall'alto. Altri massi sono in bilico in cima al cornicione. Le transenne di protezione sono divelte, ed è quindi molto facile transitare vicino al tetto. Su un altro lato della costruzione c'è un'impalcatura in ferro, arrugginita. Sul versante opposto alcuni sgradevoli odori indicano che la parete dietro la siepe è adibita a bagno pubblico. Da una parte all'altra lo spettacolo non cambia: tubi di ferro arrugginiti, cavi di plastica sospesi a mezz'altezza, travi di legno e materiale vario.
Lo chalet: la colonnina. Appena fuori dalla recinzione dello chalet c'è una colonnina di distribuzione dell'acqua. La cassetta è in cemento, ma manca lo sportello. Il tubo all'interno è rotto, e questo causa una perdita d'acqua. La soluzione? Un piccolo legnetto è stato incastrato all'interno del tubo. Ma l'acqua, ovviamente, continua a uscire.
Lo chalet: l'interno. L'ingresso della vecchia struttura in vetro, prosecuzione della parte in cemento, ha una doppia recinzione. Una prima grata è stata divelta in passato, e la costruzione è stata usata come riparo da alcuni senzatetto, come testimoniato da abiti e stracci ancora presenti. Una seconda recinzione e una transenna sono il rimedio per rendere inaccessibile l'entrata. I vetri dell'edificio sono tutti rotti, le finestre semidistrutte. Al posto delle vetrate ci sono altre recinzioni in ferro. Il giardino sul retro, che volta ospitava rinfreschi all'aperto, ha ora come unici frequentatori i piccioni. I pali della luce interni sono rotti e arrugginiti. Uno è perfino piegato su se stesso.
Finito il tour, imbocchiamo il sentiero che porta all'uscita opposta. Questo ci offre un quadro ancor più triste e significativo. Da un lato, il panorama si apre sul mare di Livorno. Un piccolo angolo di paradiso, visto dall'interno del parco. Diamo un ultimo sguardo alle nostre spalle, e vediamo la desolazione dello chalet.
Giorgio Carlini
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