Il Tirreno

Livorno

NAUFRAGIO A VADA

“Tornerò in barca per i figli” Parla il sopravvissuto

“Tornerò in barca per i figli” Parla il sopravvissuto

Il marinaio del Santa Lucia racconta il naufragio, Silverio galleggiava, lo ho afferrato, pensavo fosse vivo. Ancora senza esito le ricerche del comandante disperso

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di Giulio Corsi

LIVORNO

La notte dopo la tragedia per Roberto Caddeo è stata una notte d’inferno. Occhi che bruciavano, la scena di quei secondi terribili che riappariva nella mente come un film horror, la sensazione amara ma straordinaria di essere un sopravvissuto. Ma è stata anche l’ennesima notte vissuta in mare. Nella cuccetta di una barca, come quasi tutte quelle della sua vita recente. «Il dolore agli occhi non cessava, anzi aumentava ora dopo ora, nella testa continuavano a passarmi le scene di quei minuti terribili. Appena ha albeggiato mi sono fatto accompagnare in ospedale», racconta dopo un pomeriggio di riposo nell’istituto di suore che l’ha ospitato grazie all’interessamento della Federazione Stella Maris, associazione che in 25 porti d’Italia, tra cui Livorno, accoglie e assiste marittimi e naviganti provenienti da ogni parte del mondo.

Ha le bende agli occhi, indossa abiti di fortuna. Con la Santa Lucia è affondata anche la sua casa. Ora dovrà restare al buio per sei giorni. «Niente di grave - quasi ci tranquillizza -. Il sale, il freddo, le lenti a contatto che indossavo al momento dell’incidente, hanno creato un mix micidiale per i miei occhi, ma ho solo bisogno di stare a riposo, di non forzarli e non espormi a raggi di luce».

Su quei secondi maledetti non vorrebbe tornarci. «Anche agli amici pescatori che mi hanno chiesto, ho ripetuto che non voglio parlare». Poi però qualche parola la concede: «E’ una manovra classica, che si esegue nella normalità, perché capita che le reti si incaglino. Quando la barca ha perso il controllo io ero fuori, così come Silverio. Davide invece era in cabina. Non ho neanche avvertito il freddo. Sarà stato l’istinto di salvarmi, la concitazione, quel susseguirsi velocissimo di cose». Quando il Santa Lucia si è rovesciato lui ha iniziato a nuotare. Poi ha visto Silverio. «Credevo fosse vivo. Galleggiava, a pancia in su. Pensavo che stesse respirando e si fosse messo in quella posizione per recuperare fiato. L’ho tenuto stretto per una mano. Gli urlavo “Dai Silverio”. Poi quando è arrivato Er Più e ci ha tirato su, ho capito che era morto». Davide invece è sparito dalla sua vista inghiottito in un baleno dal mare insieme alla barca. Secondi infernali, che nessuna benda agli occhi potrà mai cancellare. Ma quando si è nati col salmastro nel sangue è difficile abbandonare qualcosa verso cui probabilmente ci si sente debitori, innamorati.

E così Caddeo è tornato subito lì, sul mare, tra i pescherecci. Nella notte tra mercoledì e giovedì ha accettato l’accoglienza degli amici che gli hanno offerto un posto letto sul San Pasquale e San Mauro, ormeggiato proprio davanti ai Quattro Mori, a pochissimi metri da quel buco lasciato sulla banchina dal Santa Lucia dove adesso qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori. Il sopravvissuto di Vada ora vuole andare avanti. E se gli chiedi se vorrebbe cambiare pagina risponde sicuro che no, non ci pensa proprio a cambiare lavoro, a cambiare città, neanche a cambiare mare. «Don Luciano Cantini, cappellano del porto, insieme al presidente della Stella Maris Sgherri e a Cusimano della capitaneria di porto di Castiglioncello si sono offerti di aiutarmi per farmi tornare in Sardegna. Ma io voglio continuare a lavorare qui. Devo farlo per i miei tre figli. E’ a loro che ho fatto la prima telefonata dopo l’incidente, per tranquillizzarli che stavo bene. E’ per loro che lavoro lontano da casa, per farli studiare, per farli crescere il meglio possibile. Sono fiero di come si comportano, di come studiano, di come sono. Sono la mia vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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