Scontro fra Bacci e Pd «Non sono io a dover fare le valigie»
Juna Goti
◗
Il sindaco. Lorenzo Bacci, primo cittadino di Collesalvetti4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Chi si aspettava o sperava, anche dentro al Pd, che il giovane sindaco di Collesalvetti - 31 anni, eletto con le primarie, pochi peli sulla lingua - si ridimensionasse dopo la polemica, non ha fatto bene i conti. Diciamolo subito: Lorenzo Bacci ha dato sonoramente degli «stronzi» ai parlamentari via Facebook, poi ha rifiutato a più riprese di essere intervistato. Non ha voluto rispondere ad alcuna domanda (neppure ieri). Nessun contraddittorio. Ma sempre su Facebook ha pubblicato un post infinito. Diciamo subito anche questo: a giudicare dalle voci lasciate in rete e dai commenti che si sentono tra le strade di Colle, c'è un paese intero che si è schierato col suo giovane rappresentante e che le manderebbe volentieri a dire ai vertici del partito. Bacci ringrazia e scrive di riconoscersi «pienamente nello spirito originario del Pd». Ecco perché non se ne andrà. Tra schifo e scuse. In rete il sindaco racconta che quella «esternazione» sui parlamentari è stata scritta dopo avere ascoltato al Tg de La7 i «non risultati della commissione Giovannini». E ribadisce lo «schifo» per l'atteggiamento degli onorevoli in materia di «vitalizi d'oro» e tagli - per non dire risultati - «mancati». «Mi sbaglio - s'infuria - o quando si tratta di intervenire sui tagli agli enti locali, pensioni e diritti dei lavoratori, si riescono a prendere decisioni enormi per peso e portata, in fretta e furia?». Tra mille però arriva anche a chiedere scusa («non credo di avere offeso nessuno, se l'ho fatto chiedo scusa»), ma tira le orecchie al suo partito, cominciando dal segretario territoriale Samuele Lippi. Scelto dalla gente, non dal partito. «Molti - scrive - mi hanno detto "tu sei stato scelto dalla gente, non dalla segreteria di un partito". Verissimo, sottoscrivo. Però io ho sempre pensato, e continuo a pensarlo, che con la scelta delle primarie del febbraio 2009 si sia innescato un grosso contributo a favore del Pd (...). Ho creduto di essere protagonista di un percorso nel quale finalmente un partito, il mio, non calava più decisioni dall'alto, ma si apriva alla reale partecipazione». Poi l'affondo: dopo due anni e mezzo di esperienza, acuite da vicende pesantissime e dai recenti commenti dei big locali, «posso ben dire che non sono ricambiato». Non sono io a dover fare le valigie. Bacci coglie l'occasione per togliersi più di un sassolino dalle scarpe: «Come mai il partito non è intervenuto sulle vicende recenti delle piscine, o sugli attacchi della Cna a questa Amministrazione? Non credo proprio di dover essere io a fare le valigie da questo partito. Anzi». Caro Samuele... A riprendere il sindaco per quelle offese agli onorevoli era stato, per primo, il segretario. «Vedi caro Samuele - controbatte Bacci - io non sono assolutamente convinto di aver offeso questa istituzione. Le istituzioni si offendono non rispettandole quando le si rappresentano, si offendono quando si contribuisce col proprio comportamento a farle diventare qualcosa di enormemente distante dal sentire delle persone». E cita di nuovo Parlamento ed ex premier («Non dimentichiamoci che la maggioranza del Parlamento italiano ha votato che Ruby era realmente la nipote di Mubarak!»). Bacci mette il dito nel «fallimento della politica», quella dei «nominati e non eletti», a cui «si è dovuto porre rimedio con un governo tecnico». E torna a sottolineare che «di fronte alla peggiore crisi dal 1929 ad oggi, chi presta un servizio per la propria comunità di riferimento» dovrebbe dare «l'esempio, portando il proprio compenso ad essere al passo dei tempi». Scintille con Susini. Bacci è un fiume in piena: «Io non sono solo», ribatte all'ex deputato Susini, ora presidente dell'interporto. «Lei dice che "mi troverò in difficoltà quando dovrò cercare il senatore Filippi o l'onorevole Velo"? Se la ripagassi con la sua stessa moneta potrei dirle che se così fosse (ma stimo Filippi e Velo, e non ci credo) gli stessi si troverebbero in difficoltà qualora un domani decidessero di proseguire il proprio servizio a livello politico, poiché avrebbero molti meno consensi, almeno a Collesalvetti e dintorni». Il contributo? L'ho pagato, io...Appena Bacci ha offeso gli onorevoli, dal quartier generale Pd hanno fatto notare che il sindaco non avrebbe pagato i contributi volontari al partito (una quota del suo stipendio). Lui smentisce la sua stessa segreteria: «Devo correggere il puntuale Posarelli che, bontà sua, nomi non ne fa, però... Caro Posarelli, il 27 dicembre 2011 ho versato il mio contributo volontario ex Legge n.2 del 2.1.1997 al partito». E poi: «Ma dove siete arrivati?». Bacci fa comunque notare che i partiti «usufruisono di finanziamenti ai gruppi parlamentari pari a 75 milioni di euro» («hanno bisogno davvero del nostro misero contributo di amministratori di piccole comunità?»). Nuova stilettata: vorrebbe trovarsi a un'assemblea in cui «tutti i componenti delle amministrazioni pubbliche locali, regionali, nazionali ed europee, si presentassero con bollettini dei versamenti alla mano che comprovino il rispetto del regolamento del partito». A quel punto, però, «regolamento per regolamento, i componenti che siedono nei vari parlamenti da più di tre mandati, si dimettano seduta stante».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
