Il Tirreno

Livorno

L’esperto del Ceis: non lasciamoli soli

La crisi uccide la speranza del futuro

l.l.

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 LIVORNO. La crisi che uccide la speranza e lascia un senso di vuoto che può diventare incolmabile. «È un momento molto difficile: le persone rischiano di arrivare anche a gesti estremi per via dell'orizzonte corto, ovvero la mancanza di progettualità per il futuro, in una parola di speranza». È l'analisi di Andrea Cadoni, psicologo e sociologo del Ceis di Livorno, che interviene sul caso del tentato suicidio di ieri.  «Questo fenomeno purtroppo vale per tutti, italiani e stranieri, giovani e non - continua l'esperto - Poter guardare avanti crea benessere anche in età avanzata: ad esempio, per gli anziani che hanno degli obiettivi e delle attività, il fattore anagrafico passa in secondo piano. Allo stesso modo, purtroppo, la mancanza di prospettive future è la cosa peggiore per un individuo. E la mancanza di un lavoro, che è uno dei cardini della vita umana, può creare una forte destabilizzazione». Cadoni lavora a stretto contatto con persone che vivono nel disagio e conosce bene la materia: «Bisogna precisare una cosa: un gesto estremo ha sempre radici nella storia personale di un individuo e quindi ad aggravare la crisi possono sommarsi più fattori. Uno di questi può essere il senso di fallimento che prova un immigrato che si è già messo in gioco lasciando il suo Paese per rifarsi una vita». Il tunisino protagonista del tentato suicidio ha confessato di sentirsi inutile in quanto non riusciva a soddisfare le esigenze della sua famiglia. «Non conosco il caso specifico - spiega Cadoni - Ma in generale succede spesso che una persona possa sentirsi fallita nel momento in cui pensa di non riuscire a far stare bene le persone di cui si sente il peso della responsabilità».  Quali sono le soluzioni? «La cosa fondamentale è non lasciare soli questi individui: avere una rete sociale-cuscinetto intorno è importante perché fa da supporto sia morale sia pratico-economico. Che siano parenti, amici, vicinato, parrocchie circoli e così via. Senza dimenticare il ruolo delle istituzioni, che devono dare una risposta concreta ai bisogni crescenti delle persone, in questo momento di forte crisi».

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