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LA TESTIMONIANZA
Christian e il piano di rilancio «Solo così sopravviveremo»
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LIVORNO. «Se non stiamo aperti con orario prolungato durante la primavera e l'estate, diteci voi in quali altri momenti si può lavorare». Christian, titolare dello chalet Mauri, commenta così la notizia della liberalizzazione delle attività commerciali. «Siamo contenti per questo provvedimento. Era l'ora che arrivasse il via libera. Il lungomare è stato abbandonato e deve tornare a vivere». Christian, come altri gestori, ricorda le condizioni in cui i negozianti sono stati costretti a lavorare negli ultimi anni. L'obbligo di chiudere all'una, e di spegnere la musica un'ora prima, è stato un limite che ha penalizzato i locali del viale Italia. «I condomini degli stabili vicini ci hanno fatto la guerra, e l'amministrazione non ci ha tutelato. È inutile aver costruito le baracchine e poi aver messo tutti quei paletti». Il proprietario spiega come gli chalet siano ben lontani dall'essere solo punti vendita: «Le baracchine non sono semplici negozi, ma piccole industrie e così vanno gestite. Ci sono spese e problemi di ogni genere, dalla gestione del personale a quella delle merci. Se i locali sono sopravvissuti fino ad oggi, pur in un quadro del genere, è solo merito dell'esperienza maturata dai titolari». La liberalizzazione degli esercizi commerciali rappresenta perciò una ventata d'aria fresca: «Cominceremo presto a organizzarci. Dalla primavera saremo aperti fino a tarda sera. Certo, ci impegneremo a rispettare le normative e il buon senso, come abbiamo sempre fatto. Ma la musica, quella ci sarà. Perché fino ad ora c'era per molti locali, ma non per quelli del viale Italia». Christian ci parla delle sue condizioni di salute: il 29 ottobre 2007 ingerì per errore alcune gocce di detersivo scambiandolo per acqua, e rimase in coma lottando tra la vita e la morte. A distanza di oltre 4 anni si è ristabilito, anche se non ancora del tutto: «Sto lottando con il trapianto, forse a breve dovrò fare un altro intervento all'esofago, ma il peggio comunque è passato». G.C.
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