Italia
Magna, ok alla cassa integrazione
Giorgio Carlini
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Un gruppo di operai davanti ai cancelli della Magna Scongiurato il rischio per 120 lavoratori. Termina l'occupazione della fabbrica
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GUASTICCE. Sono da poco passate le 11 quando i rappresentanti di Fiom, Fim e Uilm fanno ritorno allo stabilimento di Guasticce, dopo due ore passate nella sede di Confindustria a colloquio con i vertici aziendali della Magna Closures. I sindacalisti comunicano ai dipendenti, riuniti in assemblea permanente, l'esito positivo della trattativa: sì alla proroga della cassa integrazione per 24 mesi, sì ai criteri di rotazione per gli ammortizzatori sociali. Due risposte fondamentali per il futuro dei lavoratori. L'occupazione termina tra gli applausi e la soddisfazione degli operai. Alle 12 alla Magna si torna al lavoro, guardando al futuro con maggiore ottimismo. Si è concluso così lo sciopero presso lo stabilimento della multinazionale canadese produttrice di componenti auto per Fiat e Audi. Gli operai avevano incrociato le braccia nella serata di giovedì, dopo il secco "no" dell'azienda alla richiesta di prolungare per il 2013 gli accordi sindacali sottoscritti a difesa dell'occupazione. Un rifiuto che per circa 120 lavoratori, attualmente in cassa integrazione in deroga, significava licenziamento a fine 2012. Dopo la pronta reazione degli operai, che hanno bloccato la produzione per tutta la notte e nella mattina di ieri, è arrivato il ripensamento, ed è stato raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali. «Abbiamo ottenuto ciò che chiedevamo - spiega Marco Nardini, coordinatore Fiom - Il 2012 non ha premesse migliori del 2011. La crisi continua a imperversare, era fondamentale una proroga degli accordi». Difficile prevedere una diminuzione dei 120 esuberi, considerato anche l'aumento dell'età pensionabile previsto dal nuovo governo. L'esito negativo dell'incontro di due giorni fa apriva uno scenario drammatico per questi lavoratori, con lo stop ai meccanismi di rotazione e la scadenza degli ammortizzatori sociali nel 2012. In altre parole, chi si sarebbe ritrovato in cassa integrazione il 1 gennaio 2012, avrebbe avuto la certezza del licenziamento per il 1 gennaio 2013. «Per la prima volta in Magna si è aperto un simile percorso di protesta, - prosegue Nardini - segno della gravità della situazione. Le decisioni mettevano a rischio il futuro dello stabilimento». Dopo neanche 24 ore, la svolta: «L'attività in fabbrica è ripresa solo dopo la fine delle trattative, perché era in gioco una condizione irrinunciabile. La discussione su altri punti continua, ma l'accordo ci permette di avere più tempo a disposizione per risolvere le criticità». Nel 2012 sarà disposta quindi la cassa integrazione per riorganizzazione (con i criteri di rotazione), nel 2013 una cassa integrazione in deroga. In seguito dovrebbe esserci spazio pure per un periodo di mobilità volontaria, e dovrebbero essere attivati corsi di formazione per la ricollocazione dei lavoratori che rischiano di perdere il posto. Ancora: la Regione si è impegnata per consolidare lo stabilimento di Guasticce. Le Rsu possono dunque gioire per l'importante conquista. Ma l'episodio rischia forse di cambiare i rapporti all'interno dello stabilimento. «In Magna - ricorda Nardini - il confronto si è sempre basato su disponibilità e correttezza. L'azienda ha sempre avuto un atteggiamento socialmente responsabile. Per questo giovedì siamo rimasti spiazzati. L'occupazione è stato uno strappo forte, che però si è subito ricucito con il successivo incontro. Per il futuro dobbiamo essere tutti compatti: azienda, dipendenti e istituzioni. Solo così potremo uscire indenni dal momento di crisi».
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