Meteo
A gennaio in via Terrazzini, piazza dei Mille e via della Pina dOro. Negozi aperti e ambulanti
Bancarelle contro il razzismo
Don Medori: «Un mercatino sarà la risposta ai fatti di Firenze»
2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Sono le 15 sul ponte che collega gli Scali Olandesi agli Scali Saffi, proprio dietro al mercato. Due venditori senegalesi tengono steso il loro tappeto sul marciapiede: una decina di borse, portachiavi in pelle, cappelli di lana. Scena da tutti i giorni e qualunque ora, in quella zona. Passa un sessantenne, si avvicina, allunga una mano. Schiaccia un "five" a uno di loro. «Forza ragazzi», dice. Poco dopo arriva un anziano. Guarda i due venditori. Con le dita gli fa un segno della pistola, strizzando l'occhiolino. Loro non ridono. Lo guardano silenziosi, perplessi. Lui si ravvede. Capisce che non è proprio il caso. Allora si avvicina e con una pacca sulle spalle chiede scusa. «Volevo sdrammatizzare, non mancarvi di rispetto». Ma non è il giorno giusto. Per la comunità senegalese è un mercoledì particolare. Di dolore, di rabbia. Anche di riflessione. «Hanno paura che il razzismo possa prendere piede anche qui», dice don Edoardo Medori, parroco nel quartiere di Sant'Andrea, quello dove i problemi di integrazione tra extracomunitari e livornesi sono più forti. Il sacerdote ha scritto una lettera che ha esposto nei locali della chiesa. È rivolta ai «fratelli senegalesi» che abitano nella zona. «Dovete crederci - ha scritto il parroco - noi vi vogliamo bene. Vi vediamo nel nostro quartiere che siete tra i primi ad alzarvi per raggiugnere il posto di lavoro, non vi lamentate mai, avete sempre un sorriso quando qualcuno incrocia i vostri occhi». Ma don Medori, oltreché scrivere, ha voluto agire. In mattinata ha incontrato alcuni senegalesi che frequentano la parrocchia. Ci ha parlato. Ha respirato le sensazioni che stanno vivendo. «Ho sentito alcuni che parlavano di italiani razzisti. Che hanno paura. Ho detto loro che sbagliano». Poi ha stretto i tempi di un'idea che aveva da tempo e che gli era stata sollecitata dai commercianti e dagli abitanti della zona: ripetere il mercatino per le strade del quartiere che il 30 novembre, festa di Sant'Andrea, tanto successo aveva avuto. «Lo rifaremo a gennaio, dobbiamo solo decidere in quale domenica. Ma lo rifaremo e ne siamo felici. Sarà la risposta del quartiere e di Livorno ai fatti di Firenze». La prima edizione dell'iniziativa, due settimane fa, aveva visto abbinati negozi aperti, banchi degli ambulanti di Confesercenti e quelli di prodotti tipici di senegalesi e indiani. «Abbiamo coinvolto via Terrazzini, via della Pina d'Oro, piazza dei Mille, che si sono riempite di gente, colori, luci. Ora ci piacerebbe ampliarci a piazza Garibaldi. I commercianti hanno fatto i loro affari, gli abitanti erano soddisfatti. È il segnale migliore dell'integrazione che può nascere al posto dei problemi di convivenza». G.C.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
