Il Tirreno

Livorno

Impatto choc, forse vi piacerà

Giorgio Carlini
La grande A all’Attias e, nella foto piccola, l’artista Renato Spagnoli
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La grande A all’Attias e, nella foto piccola, l’artista Renato Spagnoli

Parla Renato Spagnoli, l'artista della maxi-A: ho lavorato gratis

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 LIVORNO. «Dedico l'installazione ai miei concittadini, ai curiosi del mondo e a coloro che riescono a riflettere davanti alle piccole cose che spesso sembrano insignificanti, come una lettera dell'alfabeto». Parola di Renato Spagnoli, l'artista livornese autore della grande "A" nella restaurata piazza Attias.  La struttura non è certo passata inosservata, e dopo neanche due giorni ha già diviso i livornesi tra il partito dei favorevoli e quello dei contrari.  «Capisco chi dice che quella "A" non si sposa con l'ambiente circostante», spiega Spagnoli: «Anche per me il primo impatto è stato forte. Vedrete però che quando la piazza sarà un centro di aggregazione culturale, quella costruzione avrà tutto un altro significato».  Quanto è costata l'installazione? Chi ha pagato l'artista? Quanti soldi pubblici? Questi gli interrogativi nei commenti. E' lo stesso autore a svelare un dettaglio-chiave: «Il mio contributo non è costato neanche un euro in più rispetto a quanto previsto nel progetto originale. Ho partecipato volentieri alla riqualificazione di un luogo importante per Livorno, in modo del tutto gratuito».  Spagnoli, che si definisce «un ricercatore sulle forme», racconta la storia della grande "A": «Il progetto prevedeva fin dall'inizio la lettera alfabetica, come simbolo del luogo restaurato. Successivamente gli addetti ai lavori si sono resi conto che un'opera con carattere artistico avrebbe avuto maggiore impatto estetico». A quel punto, l'associazione d'idee tra la A di Attias e la "A" di Renato Spagnoli è stata immediata.  L'artista lavora sulla lettera da oltre 40 anni: «Quando si estrae un oggetto dal contesto, esso assume un altro valore. È questa la filosofia che mi ha sempre ispirato. Un segno che esce dal contorno perde il significato tradizionale e ne acquista uno nuovo».  Spagnoli ha iniziato negli anni '60 a riprodurre i simboli, e poi a scomporli, a sovrapporli, a tagliarli. «Non sono un improvvisatore, - aggiunge - nel mio lavoro sperimento fino a quando non ottengo un'opera che mi soddisfa».  Nel caso di piazza Attias, però, la creatività dell'autore si è "scontrata" con le caratteristiche del progetto iniziale. «Attenzione, quella costruzione non è un'opera d'arte vera e propria. È un'installazione, nata come simbolo del luogo riqualificato, alla quale in corso d'opera è stata data una valenza artistica. La struttura era già prevista, io sono stato contattato per modificarla in base alla mia esperienza».  Inizialmente Spagnoli aveva proposto un progetto del 1979: un'opera d'arte, quella sì, semi-sospesa in aria, e basata sul principio dell'anamorfismo (gioco di prospettiva con un'immagine deformata, riconoscibile da un punto di osservazione preciso): «Ma non era fattibile per il luogo in cui doveva essere posizionata. Così è nata l'idea di una struttura fissa e tridimensionale». Resta solo un'ultima curiosità: come mai la passione proprio per la lettera A? «Ha contenuti estetici enormi. Può assumere significati sublimi, come Amore, Amicizia, Affetto, Abbraccio». O ancora, Aggregazione. Proprio ciò che la nuova piazza Attias vuol diventare.

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