Il Tirreno

Livorno

«Avevo perso il lavoro il primo colpo l'ho fatto con una bottiglia di té»

Federico Lazzotti
<strong>POLIZIA </strong>Gli indumenti del rapinatore arrestato fuori dalla Banca
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POLIZIA Gli indumenti del rapinatore arrestato fuori dalla Banca

Il bandito preso davanti Banca Intesa parla durante la notte in carcere tra sensi di colpa e crisi di astinenza

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LIVORNO. Il bandito che rapinava le banche minacciando cassieri e clienti di dare fuoco all'agenzia stringendo una (finta) bottiglia di benzina, si scoglie durante la prima notte in cella. Davanti agli agenti che lo piantonano prova a spiegare perché ha iniziato: «avevo perso il lavoro». E racconta due dei colpi messi a segno, quello del 7 settembre alla Cassa di Risparmio di Firenze in via della Libertà dalla quale fuggì, in sella al suo scooter, con tremila euro e l'ultimo, tentato, alla filiale di Banca Intesa.  «A inizio settembre ero disperato, la ditta per la quale lavoravo come operaio a Collesalvetti - ricorda - mi aveva licenziato alla fine di agosto. A casa mi hanno spento la luce perché non pagavo più le bollette. Allora ho preso una bottiglia di té verde e con quella sono entrato in banca dicendo ai cassieri che si trattava di benzina e che mi dovevano dare i soldi. Ieri, invece, ho usato un misto di acqua e sapone per i pavimenti. Ma non volevo fare male a nessuno», dice prima di iniziare a tremare e chiedere qualcosa da bere per sedare una crisi da astinenza da alcolici.  La confessione che Tudor Rusu, 56 anni, origini romene ma in Italia dal 1996 ha affidato agli agenti della polizia - confermano gli inquirenti - a livello processuale conta poco e nulla, perché - spiegano dalla Questura - «tutto dovrà essere dimostrato. Per il momento, infatti, il cinquantaseinne è stato arrestato e poi trasferito, ieri mattina, nel carcere delle Sughere per aver cercato di rapinare, mercoledì pomeriggio, la filiale di Banca Intesa di viale Ippolito Nievo, prima di essere inseguito da due dipendenti e bloccato da quattro agenti.  Ma il sospetto, confermato in buona parte dallo stesso ex operio, è che l'uomo possa essere l'autore anche di altri quattro diversi colpi, tentati o riusciti, messi a segno in città negli ultimi tre mesi.  Nella direzione di dimostrare questa ipotesi è andata la perquisizione effettuata mercoledì sera a casa dell'uomo, nella zona di Barriera Garibaldi. «Ma non abbiamo trovato niente di interessante», spiega chi indaga.  Eppure, sommando i soldi che l'uomo avrebbe rubato nei tre colpi andati a buon fine si arriverebbe ad una somma complessiva di 15mila euro alla quale vanno aggiunte oltre 500 sterline. Possibile che abbia già speso tutto?  Per dimostare in aula che Tudor Rusu sia davvero il rapinatore con la bottiglia florescente sarà determinante il riconoscimento che saranno chiamati a sottoporsi i dipendenti che se lo sono trovati di fronte durante le rapine. «Per non influenzarli - dicono dalla Questura riferendosi ai testimoni - abbiamo deciso di non rendere pubblica la foto della persona sospettata».  Così, di Tudor Rusu, che in tasca teneva la foto del padre con la divisa dell'esercito romeno, resta l'identikit «media statura, tarchiato», un maglione che gli è stato sequestrato assieme ad occhiali, cappellino da baseball, scooter, telefonino, accendino e una confessione che adesso deve essere dimostrata.

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