Il Tirreno

Livorno

Malumori nell’assemblea organizzata dal sindacato Fials

Caos ticket, infermieri in rivolta «Ci sentiamo abbandonati dall'Asl»

Valeria Cappelletti

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 LIVORNO. Gli infermieri e gli operatori sanitari dell'ospedale sono sul piede di guerra. «Ci sentiamo abbandonati dall'Asl - dicono - in un momento così difficile, in cui i cittadini vengono da noi arrabbiati e confusi a chiederci informazioni sulle nuove misure per il pagamento dei ticket, non troviamo supporto da parte di nessuno».  Sono su questa lunghezza d'onda gli sfoghi raccolti all'assemblea organizzata ieri da Fials, il sindacato autonomo della sanità. «Siamo noi a dover stare in trincea - continuano - ogni giorno dobbiamo subire attacchi da cittadini esasperati, che hanno tutte le ragioni per esserlo, visto che il servizio sanitario è inefficiente».  Il mugugno sottolinea che in alcuni reparti ospedalieri scarseggiano gli infermieri, nei distretti sociosanitari spesso manca personale che dia informazioni ai cittadini e non c'è una programmazione che garantisca la professionalità di infermieri e operatori sanitari.  L'assemblea di ieri ha preso di petto quella che è stata definita «la difficile situazione dell'ospedale livornese». Una situazione che ha indotto la Fials a scrivere una lettera al sindaco Alessandro Cosimi per chiedere un tavolo di confronto. «Riteniamo doveroso difendere il valore e la qualità dei servizi pubblici» è scritto nella lettera, datata 15 novembre. In essa viene sottolineato come le strategie adottate dall'azienda Usl6 non abbino portato alla «realizzazione di iniziative miranti ad accrescere i livelli qualitativi delle prestazioni sanitarie». Al contrario, si assiste «a un'azione diretta ad aumentare il trasferimento delle attività verso l'azienda ospedaliera di Pisa».  «Se il sindaco non dovesse risponderci - precisa Massimo Ferrucci, segretario provinciale Fials - andremo noi da lui. Siamo anche pronti a dare vita a un'azione di protesta nei confronti dell'azienda».  Al centro del dibattito, anche le operazioni di ristrutturazione che stanno trasformando il nosocomio: «Diminuiscono i servizi e il personale - continua Ferrucci - con il risultato che i cittadini percepiscono l'ospedale come meno sicuro e vanno altrove». Non a caso, da tre anni a oggi, dicono dalla Fials, ci sono stati 3mila interventi chirurgici in meno nel nostro ospedale.  «I lavoratori - continua Ferrucci - sono, insieme alle apparecchiature, la cosa più importante, eppure questa azienda non riesce a tutelarli, anzi spesso li maltratta, non garantendo loro adeguato salario, diritti e formazione».

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