Italia
Sesport, in principio c'era la Uisp...
Mauro Zucchelli
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Sotto: strutture della Cittadella in degrado Tre mesi prima del via alle piscine la società passa nella galassia Cna
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COLLESALVETTI. Bisogna risalire al 1989 per capire Il sogno (infranto) di Collesalvetti di far nuotare i propri ragazzi in piscina: una piscina che c'è ma è un fantasma. C'era ancora il muro di Berlino, Forlani era il nuovo segretario della Dc, in casa Fiat era appena nata la Duna e "Rain man" faceva incetta di Oscar: nasce la Licosport, è l'alleanza fra i municipi di Livorno e Collesalvetti e conta sulla piscina della Bastia. Ci vuol poco però perché gli amministratori colligiani si accorgano che l'intesa fa acqua da tutte le parti e Colle si ritrovi a pagare i debiti di Livorno: conti in profondo rosso per 296 milioni (di vecchie lire) nel '93, 100 milioni nel '94, 157 milioni nel '95, 360 milioni nel '96. Tempo sei anni e Collesalvetti esce. UN TUFFO NEL SOGNO L'idea decolla nel 2002: 68mila metri quadri affidati per 45 anni in diritto di superficie alla società che dovrà reealizzare la Cittadella dello sport. Roba da favola: un poker di piscine, compresa una da 25 metri valida anche per gare nazionali, strutture per calcetto e aquagym, servizio di baby parking. Insomma, un sogno. Negli uffici municipali di Collesalvetti se lo ricordano come un pacchetto che arriva già praticamente bell'e confezionato o quasi. Non è un finanziamento quello che il Comune di Colle mette sul tavolo, è la fidejussione a garanzia del mutuo (che la società realizzatrice va a pescare, chissà perché, quasi per intero in Trentino): nient'altro che un foglio (e dunque forse preso troppo a cuore leggero), ma solo finché non si manifestano le difficoltà. E' solo un foglio - ma costa soldi - anche la polizza offerta al Comune per cautelarsi nel caso che la cosa vada a rotoli: peccato che la tutela la offra una compagnia beneventana che sparisce subito come un Ufo. Nel mezzo resta il Comune e questa batosta da pagare: 4 milioni di euro (a fronte di un valore effettivo dell'impianto che, a giudizio dei tecnici dello stersso Comune colligiano, oggi non vale più di 2,3 milioni. CHI È SOTTO LA LENTE La società sotto i riflettori degli investigatori è la Sesport: è una società che nasce nel '96 a Firenze. La sede è al civico 32 di via Bocchi, quartier generale dell'Uisp in zona Gavinana. Non è un caso: la guida un ex atleta come Lorenzo Riddi, padre fondatore dell'Uisp toscana (e in passato responsabile sport del Pci fiorentino). Nel consiglio d'amministrazione di quegli anni figura anche anche Massimo Spagnolo, allora numero uno dell'Uisp labronica e consigliere comunale Ds da fine 2001 al 2004. «E' una storia che francamente conosco poco», dice Michele Barzagli, attuale leader della Uisp labronica: «Dopo esser stato eletto alla guida dell'Uisp livornese nel 2006, il primo atto è stato proprio la cessione delle quote che noi come le altre realtà Uisp toscane avevamo nella Sesport. L'unico legame rimase il fatto che operativamente per le nostre attività di nuoto abbiamo utilizzato la piscina di Collesalvetti finché è stata in funzione». Barzagli tiene ad aggiungere una sottolineatura: «Conosco bene Nicola Nista, sono convintissimo che si sia trovato in mezzo a una vicenda solo per tentare di realizzare qualcosa che sarebbe stato un fiore all'occhiello per il Comune. Poteva essere un'ottima idea, poi qualcosa non ha girato per il verso giusto». Nella prima metà del marzo 2006, tre mesi e mezzo prima dell'inaugurazione della nuova piscina, cambia del tutto l'identikit della Sesport, capitale sociale 27.010,71 euro. Negli archivi dei registri camerali resta una sfilza di atti di compravendita: i comitati provinciali Uisp toscani cedono le loro quote in modo che alla fine Cristina Bronchi abbia il 10% e la Gis srl il 90% (inclusa l'intera "fetta" della Uisp labronica). Lei è una imprenditrice colligiana, la Gis è una società con sede a Livorno in via Marradi 111: la guida Luca Bernini come presidente, il vice è Domenico Berti. Entrambi indagati per il caso piscine così come è indagata Bronchi. Indagati anche tre dei quattro consiglieri d'amministrazione: Marcello Galligani, Claudio Martelli e Daniele Giusti, quest'ultimo presidente della Sesport. Detto per inciso: la Sesport è posseduta al 90% dalla Gis, della quale a sua volta possiede il 5%. POLES SU AMBO I FRONTI Nella Sesport è stato nominato dal gennaio scorso un curatore fallimentare (Raffaele Carpano): le carte camerali segnalano che, nella società di cui Cristina Bronchi è proprietaria per un decimo, il marito Marco Poles è consigliere così come Marcello Galligani mentre il presidente del consiglio d'amministrazione è Daniele Giusti, ex numero uno della Cna provinciale (fino al novembre 2007 lo era stato Luca Bernini, presidente della Cna comunale). Alla galassia Cna appartiene anche Martelli citato poco sopra. Poles lo ritroveremo anche nella società sportiva alla quale viene affidata la gestione della piscina. Denominazione lunga come un titolo della Wertmuller: "società sportiva dilettantistica Nuoto Collesalvetti". Di proprietà al 90% di Poles e al 10% della moglie Cristina Bronchi, ha come amministratore unico Poles.
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