Appassionato e dirigente della federazione italiana, fondò il famoso club Nascosa di Latina
«Un signore, gli devo tutto»
Juna Goti
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IL CT. Corrado Barazzutti, 58 anni, capitano di Coppa Davis e di Federation Cup, ha iniziato ad allenare nel club fondato da Risaliti Barazzutti (ct azzurro di tennis): fu il primo ad aprirmi la porta
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LIVORNO. «Enrico faceva parte di quella schiera di grandi appassionati e dirigenti intelligenti che hanno dato un contributo decisivo allo sport italiano. Ha investito nel mondo del tennis, ha fatto giocare tantissimi giovani atleti, ha creduto per primo nel settore femminile. E in me. Non lo ringrazierò mai abbastanza: era un signore...». Dall'altra parte della cornetta non c'è uno sportivo qualsiasi. A parlare con la voce rotta dalla commozione è il ct azzurro di tennis, Corrado Barazzutti. Da atleta ha formato - insieme a Paolo Bertolucci, Adriano Panatta e Tonino Zugarelli - la più forte squadra italiana di sempre, arrivando a conquistare la Coppa Davis nel 1976. È stato campione italiano per sette anni consecutivi. Poi, nel 2001, è diventato capitano della nazionale maschile italiana e nel 2006 anche della squadra femminile che ha vinto a sorpresa la Federation Cup (l'equivalente "rosa" della Coppa Davis). Cosa lega Barazzutti a Risaliti? «È stato il primo a credere in me - racconta - mi ha aperto le porte del suo circolo quando ho iniziato la carriera di allenatore. Mi ha ospitato in un momento delicato: è stato gentile, generoso. Una persona di spessore umano e professionale assoluto, di cui conserverò sempre un ricordo splendido». Perché forse non tutti, a Livorno, lo sanno. Ma Enrico Risaliti è stato uno dei padri del tennis italiano per come lo conosciamo oggi. Dopo essere stato presidente dello storico Tennis Club Latina, aveva fondato il Tennis Club Nascosa (vicino a Latina), un'oasi sportiva a ridosso del mare. In queste ore l'intuizione che ebbe allora corre sui siti delle società sportive e sui blog specializzati: un anno dopo la fondazione del club convinse l'allora presidente della federazione, Paolo Galgano, a sposare il progetto femminile. In quegli anni, come si dice nel mondo delle racchette, erano i "quattro moschettieri" a dettare legge nel tennis italiano. Risaliti fu di fatto il primo a spianare la strada a tante piccole appassionate del calibro di Patrizia Murgo e Mara Santangelo. Per scrivere un nuovo capitolo dello sport italiano con tenniste come Francesca Schiavone (anche lei a Latina per un periodo) e Flavia Pennetta. Risaliti scommette tutto sulle racchette rosa, investe moltissimo. Calgano decide di dare fiducia al «toscanaccio cocciuto» e al club Nascosa nasce il primo centro tecnico nazionale femminile (che resta a Latina fino al 1994). È qui che inizia ad allenare Barazzutti: «Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, gli devo moltissimo. Era un uomo disponibile, generoso e sensibile. Guardi, in due parole: un signore». Anche il ct azzurro, insieme ai vertici del mondo dello sport, potrebbe raggiungere Livorno per l'ultimo abbraccio al petroliere appassionato di racchette.
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