Musica e amarcord
Dario Serpan
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Canzoni e festa per “Piper per una sera”La festa di Piper per una sera
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LIVORNO. "Chi fa musica non invecchia mai. Ne ho avuto la conferma incontrando degli splendidi ventenni dentro un corpo di ultra sessantenni". Lo scrive Massimo Volpi nel suo libro "A Livorno negli ann '60 si suonava così", edito da Erasmo e presentato venerdì sera.
È stata una serata amarcord all'Arena Astra, nei locali dell'ex Piper, dove oltre duecento persone "hanno fatto sala", come si usava dire allora, per ritrovarsi, cenare insieme e ascoltare ancora le canzoni della loro gioventù. Rewind nel tempo di 50 anni, dentro un decennio che più di altri ha marchiato la storia del '900. Dal primo uomo sullo spazio al primo computer Olivetti; il muro di Berlino e il'68; Woodstock nel mondo, in Europa i Beatles, che il 23 giugno 1965 iniziano il loro tour italiano. La musica fa specchio alla società. Succede anche a Livorno, dove forse pochi sanno che nel 1960 nacque un gruppo poi ribattezzato come gli "anti-Beatles italiani": loro erano i Samurai, che dai 4 Mori arrivarono fino all'Inghilterra, madre patria dei "Fab 4".
Batterista e voce, Giacomo Debolini detto "Giangi" era la mente del gruppo. Come lui, tanti altri musicisti sono finiti nel libro di Massimo Volpi, che ha raccolto circa 80 gruppi attivi in città negli anni '60. «E' il frutto di un anno di ricerca - ci racconta l'autore - in cui all'inizio ho riscontrato titubanza, ma poi il piacere del ricordo ha prevalso nei musicisti di allora, tanto che alcuni sono arrivati a minacciarmi perché mettessi nel libro il loro gruppo. Negli anni '60, da Livorno, ebbero successo i Satelliti, Le Mummie, i Modì e tanti altri della scena beat. Io ho cercato nei loro scaffali, pieni di foto e ritagli di giornale. Perché la scena musicale era vasta e aveva la speranza del cambiamento».
Al primo piano del Circolo Arena Astra, un tempo c'era il mitico Piper, gestito dagli operai del Cantiere Navale e per una sera riaperto ai giovani di allora. Come? Una cena organizzata per 140 posti a sedere, ma in realtà sono molte di più le persone che si presentano. E ascoltano le canzoni riproposte dai Reboiled e i Furminanti: "E' la pioggia che va" e "Che colpa abbiamo noi" dei Rokes; "Un ragazzo di strada" dei Corvi, "Pugni Chiusi" di Ricky Gianco, che anche al Piper si esibì. «Anche noi ci abbiamo suonato nel 1968 - ci dice Mauro Romani, ex bassista di Rangers e Capitolo 6 - ed è bello ritrovarci qui dopo tanti anni". Accanto a lui c'è il batterista Lorenzo Donati, entusiasta nel rimembrare che «i gruppi a Livorno nascevano come funghi».
C'è anche una mostra fotografica che appende cimeli del tempo, come foto, vecchie locandine e copertine originali dei dischi, segnate da una dedica speciale. Come quella di un padre che regala al figlio il 45 giri di Jimmy Fontana intitolato Il Mondo: "1/11/65. Tutto il mondo che vorrei darti è racchiuso in questo disco. Babbo".
È stata una serata amarcord all'Arena Astra, nei locali dell'ex Piper, dove oltre duecento persone "hanno fatto sala", come si usava dire allora, per ritrovarsi, cenare insieme e ascoltare ancora le canzoni della loro gioventù. Rewind nel tempo di 50 anni, dentro un decennio che più di altri ha marchiato la storia del '900. Dal primo uomo sullo spazio al primo computer Olivetti; il muro di Berlino e il'68; Woodstock nel mondo, in Europa i Beatles, che il 23 giugno 1965 iniziano il loro tour italiano. La musica fa specchio alla società. Succede anche a Livorno, dove forse pochi sanno che nel 1960 nacque un gruppo poi ribattezzato come gli "anti-Beatles italiani": loro erano i Samurai, che dai 4 Mori arrivarono fino all'Inghilterra, madre patria dei "Fab 4".
Batterista e voce, Giacomo Debolini detto "Giangi" era la mente del gruppo. Come lui, tanti altri musicisti sono finiti nel libro di Massimo Volpi, che ha raccolto circa 80 gruppi attivi in città negli anni '60. «E' il frutto di un anno di ricerca - ci racconta l'autore - in cui all'inizio ho riscontrato titubanza, ma poi il piacere del ricordo ha prevalso nei musicisti di allora, tanto che alcuni sono arrivati a minacciarmi perché mettessi nel libro il loro gruppo. Negli anni '60, da Livorno, ebbero successo i Satelliti, Le Mummie, i Modì e tanti altri della scena beat. Io ho cercato nei loro scaffali, pieni di foto e ritagli di giornale. Perché la scena musicale era vasta e aveva la speranza del cambiamento».
Al primo piano del Circolo Arena Astra, un tempo c'era il mitico Piper, gestito dagli operai del Cantiere Navale e per una sera riaperto ai giovani di allora. Come? Una cena organizzata per 140 posti a sedere, ma in realtà sono molte di più le persone che si presentano. E ascoltano le canzoni riproposte dai Reboiled e i Furminanti: "E' la pioggia che va" e "Che colpa abbiamo noi" dei Rokes; "Un ragazzo di strada" dei Corvi, "Pugni Chiusi" di Ricky Gianco, che anche al Piper si esibì. «Anche noi ci abbiamo suonato nel 1968 - ci dice Mauro Romani, ex bassista di Rangers e Capitolo 6 - ed è bello ritrovarci qui dopo tanti anni". Accanto a lui c'è il batterista Lorenzo Donati, entusiasta nel rimembrare che «i gruppi a Livorno nascevano come funghi».
C'è anche una mostra fotografica che appende cimeli del tempo, come foto, vecchie locandine e copertine originali dei dischi, segnate da una dedica speciale. Come quella di un padre che regala al figlio il 45 giri di Jimmy Fontana intitolato Il Mondo: "1/11/65. Tutto il mondo che vorrei darti è racchiuso in questo disco. Babbo".
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