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Il lavoro non c'è? Me lo invento
Giorgio Carlini
Bici, eco-turismo, web: parlano i giovani che si mettono in proprio
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LIVORNO. Ottimisti? Sì. Sognatori? Anche. Ma con la testa sulle spalle, e con tanta voglia di fare. Sono i giovani neo-imprenditori che hanno partecipato al bando indetto dalla Provincia e che sono stati ammessi al contributo economico dell'amministrazione, per avviare un'attività innovativa sul territorio livornese. Loro rappresentano il "bicchiere mezzo pieno" di un'iniziativa di sostegno che non ha avuto probabilmente i risultati attesi, in termini di numero di domande. La maggior parte dei giovani è scoraggiata e guarda al futuro con pessimismo. Ma non ditelo a Elisa, Giuseppe o Alessio. Loro si sono messi in gioco, e sono decisi a diventare gli imprenditori del domani. Ecoturismo in bici. Elisa Verde ha 22 anni. È nata a Milano, e si è trasferita a Livorno all'età di 9 anni. È stata ammessa al contributo della Provincia con un progetto di noleggio bici e turismo ecologico su percorsi ciclabili. «Ho frequentato l'istituto Niccolini Palli, poi ho tentato la strada dell'università, iscrivendomi a discipline dello spettacolo e della comunicazione a Pisa, ma lo studio non faceva per me. Così ho smesso, cercando subito la via del lavoro». Com'è nata l'idea per questa attività? «Credo da sempre che Livorno sia una città a misura di bicicletta. Le due ruote sono il mezzo migliore per viverla e visitarla. Sono stata spesso in Nord Europa, dove la cultura della bici è ampiamente radicata. Pensiamo ad Amsterdam o Copenaghen. A Brema addirittura si possono affittare i mezzi gratuitamente per 4 ore». Elisa pensa che un modello simile possa essere ripetuto anche a Livorno: «Il Comune sta costruendo molte piste ciclabili, questo è un ottimo segnale. E l'Unione Europea sta incentivando moltissimo l'uso di mezzi non inquinanti. Il turismo ecologico può avere un futuro anche qui da noi». Il bando della Provincia ha permesso alla ragazza di passare dalla teoria alla pratica: «È stata la scintilla che mi ha convinto a sviluppare ciò che avevo in testa. Finché si è giovani c'è spazio per tentare una scommessa. Al giorno d'oggi è sempre più difficile trovare un'occupazione stabile. Sono dell'idea che il lavoro dobbiamo sapercelo inventare». L'altra faccia delle vacanze. Giuseppe Gaimari, 31 anni, è nato e cresciuto a Livorno. Anche il suo progetto d'impresa ha a che fare con la bicicletta. Ma la sua attività cerca di unire un servizio turistico con sport, cultura e salute. «La sede è a Livorno, ma il punto forte saranno le escursioni lungo i paesaggi di campagna o collina di tutta la Toscana, specie in Val di Cornia». Giuseppe si è laureato in economia del turismo ed è un grande appassionato di sport. Sta per diventare maestro di sci, e ama tutto ciò che ha che fare con la montagna. L'idea imprenditoriale è nata un paio di anni fa: «Volevo abbinare la passione per la bici e per lo sport con la natura e con il corso di studi che avevo intrapreso». Alla base della poca partecipazione al bando provinciale c'è la preferenza dei giovani per un posto fisso e il lavoro dipendente. Giuseppe ha fatto proprio il percorso inverso: «Sono stato responsabile del reparto montagna di Decathlon a Prato, poi ho lavorato in Nuova Zelanda e in Spagna. Ma ho capito che sono più portato per un'occupazione autogestita. Per la mia natura difficilmente riesco a sottostare a qualcuno, sono un tipo carismatico e mi piace avere voce in capitolo nell'ambiente di lavoro». Da qui, ecco il consiglio che dà ai giovani: «Ok il posto fisso, ma se avete un sogno e anche una sola possibilità di svilupparlo, provateci. La passione che metterete in un lavoro che dipende da voi stessi sarà 10 volte maggiore. Per questo avrete più possibilità di sentirvi realizzati». La comunicazione ha l'anima "glocal". Alessio Angeli, livornese, ha 27 anni. La sua impresa si chiama Abuelo Glocal Communication. Il termine "glocale" è l'unione di globale e locale. «Si tratta di creare forme di comunicazione su misura per le diverse realtà del territorio». Alessio si occupa di grafica editoriale e pubblicitaria, sviluppata attraverso siti web e altri mezzi di comunicazione. E sta creando una rete di partner: «L'unione fa la forza, per questo invito chi è animato dalla mia stessa voglia di fare a contattarmi». Il neo imprenditore ha studiato all'Iti, poi ha cominciato l'università a Prato, ma nel frattempo ha sempre lavorato: prima in un call center, poi presso la società di suo zio, infine in un'azienda d'informatica. E qui si è accesa la lampadina: «Ho scoperto il mio interesse per il web. Ho gestito una redazione web su Internet e poi ho ricoperto il ruolo di grafico nella redazione del Corriere di Livorno. Mi sono formato come autodidatta, ho trasformato la passione in un lavoro». Poi, la decisione di mettersi in proprio: «Le esperienze che ho fatto sono state importanti, ma non hanno portato certo stabilità. E allora mi sono detto: se devo non-guadagnare, tanto vale farlo da solo, per una scommessa personale, e non per errori di altri». Alessio considera la sfida una sorta di ultima spiaggia: «Se l'esperienza fallirà, sarà ora di cambiare aria e cercare fortuna al nord o all'estero. Ma l'ammissione al contributo è sicuramente un ottimo inizio, che mi fa guardare al futuro con fiducia».
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