Il Tirreno

Livorno

Decesso Franza Primario di medicina tra i sette indagati

Federico Lazzotti
<b>INDAGINI </b>Il procuratore capo Francesco De Leo Accanto il sostituto Gianfranco Petralia (a sinistra)
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INDAGINI Il procuratore capo Francesco De Leo Accanto il sostituto Gianfranco Petralia (a sinistra)

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 LIVORNO. C'è anche il primario di medicina generale Marco Cei, 52 anni, tra i sette indagati con l'accusa di concorso in omicidio colposo per la morte di Karim Franza, il quarantenne deceduto la notte tra venerdì e sabato nella casa di famiglia di via del Mare due giorni dopo essere stato dimesso dall'ospedale di Livorno dov'era stato ricoverato alcuni giorni prima per una patologia.  Lo ripetono più volte gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia: «Si tratta di un atto dovuto per permettere anche agli indagati di essere tutelati nominando un consulente che assista all'esame autoptico». L'affidamento dell'incarico è fissato per questa mattina mentre domani dovrebbe svolgersi l'autopsia attraverso la quale sarà possibile conoscere le cause della morte. Oltre al primario, sono state iscritte nel registro degli indagati altre sei persone. Si tratta di Nicola Mummoli, 48 anni, Anna Maria Cristini, 52, Patrizia Taddei, 59, Stefano Giuntoli, 51, Paolo Pasquinelli, 57, e Claudio Pantini 59.  A lanciare l'allarme, venerdì notte intorno alle due, era stata una telefonata del padre. Il commerciante ha spiegato agli operatori che il figlio era stato vittima di un malore e che respirava male. Quando i sanitari sono arrivati in via del Mare, le condizioni dell'uomo erano disperate. Il decesso è avvenuto poco dopo. Per tutta la notte gli agenti hanno cercato di ricostruire la vita della vittima. Sono stati i parenti del quarantenne a raccontare i giorni che hanno preceduto il malore. Da questi colloqui è emerso che Karim Franza era stato dimesso dall'ospedale appena due giorni prima dopo un periodo di ricovero. Ecco perché gli investigatori hanno deciso di approfondire il caso verificando la possibilità che esista un nesso tra le due cose. È stata acquisita la cartella clinica, è stata disposta l'autopsia e sono stati iscritti sette dipendenti dell'Asl nel registro degli indagati.  Nella casa sarebbero stati trovati anche dei medicinali. Possibile che una somministrazione eccessiva o sbagliata abbia innescato l'arresto cardiocircolatorio? La risposta nell'autopsia che potrebbe scagionare gli indagati.

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