Il Tirreno

Livorno

Spacciatore-schiavo nel bosco

La droga sequestrata
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La droga sequestrata

Senz'acqua e costretto a vendere la coca a Vallin Buio

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 LIVORNO. I suoi clienti, oltre a contattarlo per avere la droga, gli portavano anche delle bottiglie d'acqua. Perché da solo tutto il giorno, a Vallin Buio, nella macchia così fitta da non permettergli neanche di alzarsi in piedi, ci si sta davvero male. Un pusher "schiavizzato" dai suoi superiori, per così dire, il marocchino arrestato giovedì dalla polizia.  Sono le 14.50 quando scatta l'operazione anti droga delle volanti della polizia. Gli agenti hanno ricevuto una segnalazione: nel bosco c'è uno spacciatore. Parola d'ordine per attirare la sua attenzione e poter comprare la roba: "Aziz".  Allora la pattuglia si inoltra verso Vallin Buio, sulla strada che conduce alla discarica. Subito i poliziotti notano un via vai di tossici, già conosciuti. Poi, a un tratto, incrociano una Citroen con a bordo due cittadini di passaggio. A loro gli agenti delle volanti chiedono in prestito l'auto per recarsi nella "zona calda" dello spaccio e portare a termine il blitz. Arrivati nel folto della macchia, i poliziotti gridano la parola d'ordine: "Aziz". Passano venti minuti, ma nulla da fare. Poi finalmente dal bosco i due agenti sentono un rumore. E vedono alle loro spalle un uomo che esce dal verde, camminando a quattro zampe. Subito la pattuglia gli salta addosso e lo blocca. Addosso il giovane, marocchino di 23 anni, ha 27.5 grammi di cocaina, divisi in 18 involucri. Poi gli agenti fermano anche altri due marocchini, che però con sé hanno solo dei soldi, 143 euro. I due vengono messi a dispozione dell'ufficio stranieri, mentre il 23enne viene arrestato per detenzione di droga ai fini di spaccio.  Appena portato in questura centrale, dalla polizia scientifica, per il fotosegnalamento, il giovane si attacca al rubinetto dell'acqua, tanto è assetato. Come accertato dalla polizia, i suoi clienti tossici lo rifornivano d'acqua: a Vallin Buio sono state trovate tante bottiglie vuote. Dalle indagini della polizia è venuto fuori che ogni giorno il 23enne veniva portato "al lavoro" da fuori città nel bosco. l.l.

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