Il Tirreno

Livorno

Parla la madre di Zeb «Sono sicura, David è vivo spero che non sia nei guai»

Lara Loreti
In basso Zeb con l’amico e mecenate Filippo Lotti A destra Lorenzo Sarti
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In basso Zeb con l’amico e mecenate Filippo Lotti A destra Lorenzo Sarti

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 LIVORNO. «Mio figlio era un tipo particolare, aveva rifiutato tanti lavori, non sopportava di sentirsi costretto in un posto. Per questo io sono fermamente convinta che sia ancora vivo. E che si sia costruito una nuova identità da qualche parte. Lo credo e lo spero. Temo solo che si sia messo in un brutto giro da cui non riesce più a uscire».  Voce ferma, idee chiare: è una donna coraggiosa Piera Talini, 72 anni, vedova da 40 anni, madre di Zeb (David Fedi, 45). Suo figlio è sparito nel nulla tre anni e mezzo fa. Ma come ha vissuto questo interminabile tempo una madre? «Ci si sente impotenti - risponde la signora Piera - Non sai cosa fare. E rifletti, tanto. Mi ha salvato la speranza: sono certa che la sparizione di David era premeditata. Me lo fa pensare il fatto che abbia lasciato l'auto sul Romito, peraltro con i documenti all'interno. E spesso, per sentirlo più vicino, guardo i 10 quadri che ha lasciato qui in casa».  Piera racconta il suo ultimo incontro con il figlio. Una conversazione surreale, a cui ora, a distanza di tempo, non può fare a meno di ripensare. «Ci ho parlato due giorni prima che sparisse, era sera. David era un po' strano. A un certo punto mi disse: "Mamma, questa potrebbe essere l'ultima volta che ci vediamo". Io rimasi sorpresa, ma non più di tanto: lui era un tipo particolare, a volte diceva frasi a effetto. Gli chiesi comunque spiegazioni, e lui rispose semplicemente: "Vedrai, vedrai". Quella stessa sera mi disse anche che era amareggiato perché non riusciva a pubblicare il suo libro. Dopo non l'ho mai più visto né sentito». E in questi tre anni e mezzo Fedi non s'è mai fatto sentire con la madre. «Non solo non s'è mai fatto vivo - spiega la donna - ma non ho neanche mai avuto alcun contatto strano o sospetto: non una telefonata, non una lettera, niente di niente».  David aveva sempre avuto il pallino della legione straniera. «Da giovane, a meno di 25 anni, aveva rifiutato un lavoro da marittimo - ricorda la signora Piera - E dopo aveva detto di no anche a un impiego alle Poste della Gorgona: detestava l'idea di sentirsi legato. E voleva andarsene. Mi aveva spesso parlato del suo desiderio di arruolarsi. E a volte faceva riferimento all'Australia... Oggi esistono tante associazioni di guardie del corpo e cose del genere. Quello che io temo, però, è che lui abbia conosciuto delle persone che lo tengono in ostaggio per avergli dato una nuova identità. Questo è un pensiero che mi tormenta».  Ultimamente Piera aveva visto nel figlio una particolare insofferenza: «Voleva andarsene. Lui è sempre stato contrastato. Se fosse sparito per farsi pubblicità e per promuovere le sue opere, a quest'ora sarebbe già tornato».  

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