Il Tirreno

Livorno

Comunità musulmana sotto sfratto

Azzurra Biagi

Il contratto di affitto dei locali in via Oberdan è scaduto «Non abbiamo più un luogo per pregare, serve la moschea»

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 LIVORNO. La comunità musulmana livornese potrebbe, dal 17 novembre, non avere più alcun luogo di culto. La piccola moschea di via Oberdan, frequentata da circa mille fedeli, ha ricevuto una decina di giorni fa la notifica di sfratto da parte del proprietario.  Lo sfratto che non ha motivi di morosità è stato accolto con grande dispiacere da tutta la comunità musulmana, che rivendica il diritto di esercitare il proprio culto e che ieri mattina ha incontrato Marco Solimano (presidente dell'Arci), Arianna Terreni (consigliera comunale del Pd) e Diop Mbaje (presidente delle comunità straniere cittadine), per discutere di questa notifica improvvisa che ha destato molta preoccupazione nella comunità musulmana livornese in quanto verrebbe chiuso, così, l'unico luogo di culto dell'intera provincia.  «Questo incontro è estremamente importante per la nostra comunità - ha spiegato l'Imam di Livorno, Abdelghani Boukhari - perché siamo preoccupati per la sorte della nostra piccola "moschea" e della nostra intera comunità, ma voglio tranquillizzare i fedeli perché la presenza dell'Arci e del Pd ci rassicurano e alimentano la speranza di poter lavorare insieme alle istituzioni per far nascere a Livorno una vera moschea».  «Un luogo adatto - riprende - a ospitare gli uomini, le donne e i bambini della nostra comunità e dove possiamo esercitare il nostro diritto, sancito anche dalla costituzione, di pregare Dio».  «La nostra città per tradizione ospita quasi tutte le comunità religiose, ma solo i musulmani, che ormai sono quasi 7mila in tutta la provincia, non hanno ancora la certezza di un luogo di culto», interviene Solimano: «La negazione di un diritto come quello di culto per una comunità così grande e così impegnata non è concepibile in una città civile e democratica e nel corso di tutti questi anni non si è ancora trovato, nonostante i nostri sforzi, un luogo degno». «Il rispetto dell'articolo 19 della nostra costituzione - gli fa eco Arianna Terreni - implica un percorso di cambiamento culturale che richiede un po' di tempo. Noi ci troviamo in un periodo storico di mescolamento, ma è attraverso il dialogo e non attraverso l'imposizione che dobbiamo cercare di arrivare a un punto di armonia. I principi fondamentali di tutti devono essere rispettati e per questo lavoreremo anche insieme all'assessore Mario Tredici e al proprietario per avere più tempo e trovare una soluzione che sia ideale per tutti. Chiediamo un diritto senza calpestare i diritti altrui».

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