Il Tirreno

Livorno

Ore 12, fine dell'incubo

Lara Loreti
Ore 12, fine dell'incubo

L'ordigno via dal centro: fatto esplodere a Lajatico

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. «Tre, due, uno, fuoco!». Parole scandite a tutta voce da un artificiere nel silenzio delle colline pisane, a Lajatico. Passano pochi istanti, poi un fortissimo boato riempie l'aria caldissima delle 15. La terra sbotta e trema nella cava di Poggio Castellaro. Dopo 8 ore d'attività e soprattutto d'attesa, la bomba americana AN-M65 trovata in Venezia è stata fatta brillare. Sono serviti 6 chili e mezzo di tritolo.  A vederla esplodere così, con tanto vigore - una colonna di fumo di 4-5 metri - questa bomba da mille libbre ad alto potenziale esplosivo, 68 anni non li dimostra proprio. Gli è passato sopra di tutto, macerie in primis. Eppure nel momento topico del brillamento, l'ordigno bellico non ha deluso le aspettative. Però a guardarla da vicino, porta i segni della vetustà: incrostazioni, sedimenti, quel marroncino un po' sbiadito. Una volta resa innocua dall'esplosivo, grazie al lavoro minuzioso e rischioso degli artificieri del Genio Pontieri di Piacenza, la bomba perde la carica, ma acquista fascino. E ha ragione il presidente della Provincia Giorgio Kutufà quando dice che, senza più spolette, sembra un'anfora, di quelle che vengono ripescate a volte nei fondali marini.  Tutto inizia alle 6.30. Alle prime luci dell'alba una schiera di mezzi delle forze dell'ordine e dei soccorritori s'impossessa della Venezia e inizia l'evacuazione. Ma prima che arrivino i sette artificieri incaricati dell'operazione bomba, passa un'altra ora. I furgoncini della protezione civile passano per le strade semideserte dello storico quartiere, invitando con l'altoparlante la gente ad andare via. «Ma cos'è, è arrivato l'arrotino?», ironizza qualcuno.  Poi alle 8, in viale Caprera si fanno largo i due mezzi verde militare degli artificieri di Piacenza. Guidati dal capitano Fredj Formichetti, dai furgoni scendono il capitano Pietro Pace, addetto alle relazioni esterne, e poi il maresciallo Antonio Pinto e il sergente Matteo Mariotti che sono la coppia che eseguirà il disinnesco; ci sono anche il caporal maggiore Salvatore Laquatra e il primo caporal maggiore Salvatore Tinaglia. Il team prende subito possesso del bunker costruito intorno alla bomba. Per circa 90 minuti è quello il regno degli artificieri, il punto dove avviene l'operazione più pericolosa: lo svitamento delle spolette.  I militari si mettono subito all'opera e sistemano dei sacchi di terra intorno alla bomba in modo che non si muova durante l'attività. Vi avvolgono intorno anche un nastro che poi servirà per attaccarla alla gru che la sposterà dal bunker al mezzo militare, per il trasporto nella cava. Il capo dell'operazione, Fredj Formichetti, spiega le caratteristiche dell'ordigno: «È una bomba più grande delle altre con cui di solito abbiamo a che fare. E quindi ha anche una maggiore carica di esplosivo. Ci prendiamo un'ora e mezza di tempo per disinnescarla». Ma in cosa consiste esattamente questa operazione? A spiegarlo è il maresciallo Pinto, artificiere operativo per eccellenza: «Il nostro lavoro consiste nel togliere le spolette, prima quella di coda e poi quella di testa, con una speciale chiave. Così facendo si separa la bomba dall'esplosivo e si mette in sicurezza l'ordigno. Il rischio c'è sempre, ma sono attività che svolgiamo regolarmente».  Alle 10 nella Venezia, ormai vuota, restano solo Pinto e Mariotti. E inizia l'attività: alle 10.11 è tolta la prima spoletta, alle 11 è tutto a posto. Le operazioni vengono seguite in diretta dalla sala operativa dei carabinieri in viale Fabbricotti, dove a fare gli onori di casa - con gli artificieri e tutte le autorità, dal sindaco al prefetto al capo di gabinetto della questura - ci sono il comandante Saverio Nuzzi e il colonnello Francesco Zati.  Resa ormai inoffensiva, la bomba viene caricata sui mezzi degli articificieri, scortati da polstrada, carabinieri, vigili del fuoco e Croce rossa, e a mezzogiorno si parte per la cava di Lajatico. Per l'ultimo atto.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera