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Una pioggia di fuoco distrusse la città
Roberto Riu
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Unimmagine del 1944 i palazzi sventrati dalle bombe sganciate durante i raid aerei 1943: centinaia di morti rimasti sotto le macerie
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LVIORNO. Una pioggia di bombe su Livorno: dal giugno 1940 al giugno 1944 si contarono ben 91 incursioni aeree alleate di cui due (28 maggio e 28 giugno 1943) devastarono il cuore della città riducendolo ad un cumulo di macerie con centinaia di morti, migliaia di feriti e senzatetto. La quasi totalità delle incursioni è però concentrata in un solo anno (1943-1944). La scoperta di una grossa bomba d'aereo rimasta sepolta per quasi settant'anni nel cuore della Venezia ci riporta a quei tragici momenti che vissero i nostri congiunti subendo a più riprese una vera pioggia di ferro e fuoco da cielo. Dall'entrata in guerra dell'Italia, voluta dal regime fascista il 10 giugno 1940, Livorno fu infatti vittima di ben 91 bombardamenti a partire da una prima timida incursione francese che danneggiò l'Albergo Palazzo. Seguì un lungo periodo, quasi tre anni, di relativa calma che alimentarono una certa fiducia nella popolazione, mentre in ambienti militari si temeva ormai un attacco in grande stile: un carteggio segreto conservato all'Archivio Storico dell'Esercito fa infatti emergere, agli inizi del'43, la viva preoccupazione degli Alti Comandi per la sorte delle strutture portuali e produttive livornesi ed in particolare per la Motofides, cioè la fabbrica di siluri, invocando il potenziamento della nostra debole difesa contraerea, tanto che in aggiunta saranno dislocate a Livorno pure tre batterie tedesche da 88/55 ed attivati i radiolocalizzatori "Felino" col raggio d'azione di 150 chilometri (equivalente a mezz'ora di preavviso). Fu tutto inutile. L'incubo si materializzò un mattino di primavera, il 28 maggio 1943, quando su Livorno piombarono due massicce ondate di Fortezze volanti del 301st Bombardment Group (Heavy) venute dalla Tunisia scaricando centinaia di tonnellate di bombe che annientarono fabbriche (cantiere Orlando, raffineria Anic, Motofides, etc.), mentre gran parte del centro e della Venezia furono ridotti in macerie con quasi 300 morti e migliaia di feriti: molte vittime nel rifugio sugli Scali D'Azeglio, dinanzi al Palazzo dell'Aquila Nera, centrato in pieno da una bomba. Una tragedia che fu rivissuta un mese dopo, il 28 giugno'43, con un secondo devastante bombardamento a tappeto eseguito da 97 Fortezze volanti, sempre del 301st BG (H), di cui una portava un nomignolo sinistro: "Rigor mortis". Ed infatti i quadrimotori americani completarono l'opera dell'incursione precedente, affondando, inoltre, in porto l'incrociatore Bari, e lasciando ancora una volta dietro di sé una città annichilita: dopo nove lunghissimi minuti, oltre a migliaia di feriti e di senzatetto, si contarono 252 vittime, quasi tutte uccise in quei rifugi antiaerei tanto decantati dal regime, ma che si rivelarono trappole mortali (ben 86 morirono in via Galilei, 70 in via Mastacchi ed una trentina in via delle Sorgenti, come ricordano le tre rispettive lapidi). Altre rilevanti incursioni si verificarono poi il 24-25 luglio del 1943 e il 21 settembre 1943. Gli ultimi attacchi risalgono al 13 e 14 giugno 1944 quando furono sganciate in totale 120 bombe da demolizione da 1000 libbre, come quella trovata in Venezia: missioni documentate in un video su YouTube, dove c'è anche una struggente panoramica di Livorno distrutta.
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