Il presidio
«Spaccio e violenze: ci faranno chiudere»
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Un arresto in piazza della Repubblica Delinquenti tracotanti, appello da Piazza della Repubblica. Malcontento anche in via Buontalenti
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LIVORNO. «Questa zona è ormai in mano a gente che spaccia, litiga e si prende a botte, quando non vanno a rubare nei negozi. Il risultato è che loro sono diventati sempre più arroganti e i nostri clienti sempre più rari: le forze dell'ordine devono intervenire e alla svelta, perché così non si va più avanti». Questo, in sintesi, l'appello di un gruppo di commercianti di piazza della Repubblica. Questo mentre dalla vicina via del Larderel arriva una protesta diversa, per un marciapiede davanti trasformato in parcheggio per furgoni, che nascondono le vetrine e diventano uno schermo per le imprese dei malviventi. Piazza della Repubblica. La rabbia dei commercianti qui è sfociata in una lettera al questore in cui si chede di fare qualcosa per una situazione che da qualche mese è diventata ancora peggiore. E molti dei negozianti affermano senza reticenze che la colpa è di alcuni giovani tunisini che si sono installati nella zona dal momento degli sbarchi di primavera. «La mia famiglia aveva un negozio in via dei Terrazzini - spiega Samuel Benchini, dello studio di tatuaggio "l'Arte sulla pelle", che ha organizzato la protesta - e abbiamo dovuto traslocare da quanto era diventata invibile la situazione laggiù. Qui le cose sembravano migliori, e invece da qualche tempo sta succedendo di tutto: quelle persone si piazzano davanti alla porta e alla fine i clienti preferiscono andare da un'altra parte. E questo senza contare i furti subiti, cellulari e altro, da gente che entra, arraffa qualcosa e scappa via». Sulla stessa lunghezza d'onda Katiuscia Pagliai, della storica "Gelateria Popolare": «Giorni fa mi è toccato tirar giù la saracinesca perché fuori si picchiavano - racconta - e una volta mi sono trovata davanti un tizio che si era introdotto di soppiatto nel retrobottega. Le cosa vanno sempre peggio e i clienti si scoraggiano: la sera non viene quasi più nessuno, e anche di giorno il lavoro è calato di parecchio». Ancor più drammatiche le parole di Ahmed Shabaz, un giovane pakistano che ha rilevato il bar-kebab "Mondo": «Ho speso un sacco di soldi, ho rimesso tutto a nuovo e per colpa di quella gente i clienti italiani preferiscono non venire - spiega - se continua così tra qualche mese dovrò chiudere tutto». Accanto, nel laboratorio orafo, Antonino Ammendolia spiega che il problema, anche se per lui non è grave, lo è certo per i colleghi, specie se puntano ad incassi serali. Anche alla vicina pasticceria, Stefano e Cinzia Perini, spiegano che il problema non è solo di piazza della Repubblica, ma di tutta la zona, piazza Garibaldi compresa: «Potrebbe esser un'area di grande richiamo turistico, e invece è all'abbandono». Infine Andrea De Donato, dell'hotel Ariston, che tempo fa ha scritto una petizione al sindaco: «Ci sono stati furti sulle auto dei clienti, e questo non aiuta certo in un momento già così difficile. E poi non è bello vedere questi spacciatori fare quello che gli pare come se niente fosse». Via del Larderel. Qui la situazione è diversa, e a essere messi sotto accusa dal gruppo di commercianti che hanno scritto al Comune sono dei colleghi, che lasciano in sosta sul marciapiede furgoni che rimangono sul posto settimane, a volte mesi e persino anni, tanto che uno dei mezzi ha persino sfondato con la ruota posteriore l'asfalto dove è fermo da anni. «Questi furgoni sono usati come magazzini da alcuni ambulanti - spiegano in coro Massimo Svezi, Monica Furlini, Giulia Haias e Daniele Colonnacchi - e vengono lasciati sul marciapiede per periodi lunghissimi, col risultato che se la mattina c'è comuqnue un certo passagio di gente per il mercato, il pomeriggio c'è una barriera di metallo che di fatto nasconde le nostre vetrine. Tanto che un mese fa i ladri, alle 2 del pomeriggio, hanno sfondato la vetrina di un negozio e una nostra collega che era al lavoro nel marciapiede di fronte non ha visto nulla. Eppure i posti per i furgoni in zona ci sono, e basterebbe un po' di educazione per risolvere il problema, ma finora le nostre proteste sono state inutili».
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