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 LIVORNO. «I soldi? Li ho trovati ora per terra...». Così, Fabrizio ...

Lara Loreti
<b>COLTO IN FLAGRANZA.</b> I carabinieri durante l&#146;operazione in stazione si sono finti passeggeri in attesa del treno e poi sono usciti allo scoperto al momento della consegna del denaro
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COLTO IN FLAGRANZA. I carabinieri durante l’operazione in stazione si sono finti passeggeri in attesa del treno e poi sono usciti allo scoperto al momento della consegna del denaro

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 LIVORNO. «I soldi? Li ho trovati ora per terra...». Così, Fabrizio Pescini, funzionario delle Dogane, ha provato a giustificarsi quando i carabinieri l'hanno fermato con in mano una busta che conteneva 2mila euro. Soldi appena ricevuti dal rappresentante di una ditta di impianti fotovoltaici. Soldi, è l'accusa, che Pescini aveva chiesto come mazzetta per regolarizzare la posizione dell'azienda. Ed è stato arrestato per concussione.  Da mercoledì pomeriggio, Pescini, funzionario d'esperienza dell'Ufficio tecnico di finanza (Utf), si trova in carcere alle Sughere. Da tempo l'impiegato era sotto controllo da parte dei militari del Nucleo investigativo, guidati dal capitano Luigi Perri e coordinati dal colonnello Francesco Zati, comandante del Reparto operativo. A denunciare la richiesta di denaro, è stato il rappresentante di una ditta di impianti fotovoltaici, una grossa azienda di Bolzano che opera in tutta Italia e che la scorsa primavera ha installato due strutture a Suvereto.  Tutto comincia a maggio, quando l'imprenditore altoatesino sbarca in Toscana. Per lavorare, ha bisogno dell'autorizzazione e del relativo codice identificativo, fondamentali per avviare l'attività. E così, dopo aver messo insieme tutta la documentazione necessaria, si rivolge alle Dogane per regolarizzare il tutto. Come accertato dai carabinieri, il funzionario incaricato della pratica - Pescini appunto- entra in contatto con l'imprenditore, ma la verifica viene ritardata, apparentemente senza motivo. Questa è l'impressione che maturano in azienda. E infatti passano settimane e non succede niente, nonostante i solleciti degli altoatesini.  Finalmente ad agosto ecco la prima verifica, a Suvereto. Sul posto presso l'impianto va Pescini. In base a quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, il funzionario fa capire alla ditta che se non vuole avere problemi deve dargli 2mila euro: così facendo lui chiuderà un occhio su alcune presunte irregolarità compiute dall'azienda.  Tutto ruota intorno al fatto che da maggio ad agosto, il gruppo di Bolzano ha già prodotto 95mila euro di energia. E al momento della verifica, il funzionario spiega che l'impianto in questione non è un sito cosidetto "a produzione totale" (che vuol dire che tutta l'energia elettrica viene immessa nella rete nazionale) come la stessa ditta lo presenta, ma è una "officina elettrica", che nel gergo del settore del fotovoltaico significa che l'energia viene in parte autoprodotta e in parte rimessa sul mercato. Per essere in regola, secondo il funzionario, la ditta dovrebbe avere un solo contatore e a produzione zero (e non avrebbe dovuto già produrre i 95mila euro di energia). Il responsabile delle Dogane - stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri - aggiunge quindi che il suo lasciapassare permetterà all'impresa di guadagnare i 95mila euro, oltre a non pagare nessuna sanzione amministrativa, come prevede la legge. Ma per sistemare tutto devono pagare quei 2mila euro.  Davanti alla richiesta, il tecnico della ditta propone di dare al funzionario 750 euro, cioè tutto ciò che in quel momento è in grado di mettere insieme. Ma - affermano gli inquirenti - Pescini non ci sta e fissa un altro appuntamento per mercoledì, in piazza Dante. A quel punto però i dirigenti della ditta di Bolzano si rivolgono ai carabinieri e denunciano il tutto. E viene preparata la trappola.  Alla stazione, nei pressi del bar, non ci sono così solo i due, Pescini e il rappresentante dell'impresa, ma anche i carabinieri che assistono allo scambio di denaro. I militari sono "addosso" al funzionario già da tempo con intercettazioni ambientali. E ora seguono la fase finale in cui il tecnico della ditta consegna al funzionario la busta con 2mila euro di banconote che sono state fotocopiate.  Il funzionario viene quindi avvicinato da cinque carabinieri in borghese e sembra molto sorpreso. Cerca di giustificarsi con quel"L'ho trovata in terra". Ma inutilmente. Scattano le manette e il trasferimento in carcere.

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