Il Tirreno

Livorno

Il corpo spinto a nord o in un anfratto

Lara Loreti
Un sub dei vigili del fuoco in azione
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Un sub dei vigili del fuoco in azione

Immersioni senza fine dei sommozzatori dei vigili del fuoco

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 LIVORNO. Oltre 700 ore di immersioni in mare in un'area lunga ottocento metri, larga duecento e profonda 48 nel punto massimo. I sommozzatori dei vigili del fuoco hanno setacciato i fondali ogni giorno per 9 ore. A una settimana dalla scomparsa di Matteo Maestri le speranze di ritrovare il corpo si sono affievolite, ma nessuno si dà per vinto.  Il tratto percorso va da Calafuria a Calignaia, con incursioni fino a Quercianella: coordinati dalla Capitaneria, i sommozzatori hanno scandagliato mille metri quadri al giorno. E anche ieri gli esperti sub, specializzati proprio nelle ricerche in acqua, si sono immersi a Calafuria. Formalmente era l'ultimo giorno di ricerche, ma il lavoro dei vigili del fuoco continua ad oltranza. L'auspicio è che il corpo affiori prima possibile, magari in qualche spiaggia verso sud. Due sono fondamentalmente le ipotesi su dove potrebbe essere finito il trentenne: potrebbe trovarsi in un anfratto e in una caverna sott'acqua, sempre nella zona del Romito o più a sud. Oppure la corrente al largo potrebbe averlo spinto a nord, forse nell'area di La Spezia, dove spesso riaffiorano i corpi dei dispersi. Gli esperti spiegano infatti che sono due le correnti che scorrono nel tratto di costa interessato. Lo sottolinea Alessandro Aiello, responsabile del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco: «C'è una corrente più vicina alla costa che spinge verso sud e un'altra al largo che invece scorre verso settentrione». Spesso queste correnti sono molto forti e rendono difficoltose le ricerche. Ma c'è un sistema particolare utilizzato dai sub dei pompieri: «I nostri sommozzatori si sono immersi anche quando c'era brutto tempo - dice Aiello - E quando la corrente è molto trascinante, viene immerso un peso di piombo che si fa girare, allargando il raggio a ogni rotazione. Il sub, con la bombola d'aria compressa, si attacca al peso in modo da vincere la corrente».  Quel giorno, l'ultima volta, Matteo è stato visto a 150 metri circa da terra, di fronte alla Vaschine di Calignaia. C'era mare forza 6.

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