Il Tirreno

Livorno

Visita il padre all'ospedale e muore

Lara Loreti
Riccardo Cecconi aveva 48 anni
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Riccardo Cecconi aveva 48 anni

Noto bancario stroncato da un infarto a 48 anni mentre era nella sala d'attesa

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 LIVORNO. Sta aspettando il risultato dell'operazione del padre, nella sala d'attesa del sesto padiglione dell'ospedale. Quando improvvisamente si appoggia alla finestra, poi si siede e si accascia. A nulla servono i tentativi di rianimazione, durati oltre un'ora. Riccardo Cecconi è morto così lunedì pomeriggio, a 48 anni. Soffriva di cuore.  Residente in piazza Villa Chayes, da anni lavorava come vicedirettore di banca a La Spezia, dove viveva con lo zio.  Lunedì il 48enne si trova in città: da giorni il babbo Umberto è in gravissime condizioni in ospedale. Riccardo vuole stare vicino al padre e non vuole lasciare sola la madre, Carla Sorrentino, che ha bisogno del suo appoggio, in un momento così difficile. Il padre ha avuto un'esistenza dura: da anni malato, negli ultimi giorni si è aggravato. E lunedì è una giornata particolare in quanto l'anziano deve essere operato. Riccardo non può mancare e così, insieme ai parenti e agli amici, aspetta con amore e preoccupazione l'esito dell'operazione. Grande è l'attesa: i medici dicono che l'uomo è molto grave e Riccardo sente forte il peso del dolore. Lui è il perno intorno a cui gira la famiglia. Ma improvvisamente, mentre passeggia nervosamente nella sala d'aspetto accanto alla madre, si sente male. Una stretta al petto fortissima e Riccardo si accascia sulla sedia. Tra lo sgomento generale dei presenti. Attimi di panico. «Presto c'è un uomo in arresto cardiaco». La macchina dei soccorsi si mette in moto immediatamente e intervengono medici e infermieri del reparto. Tentano disperatamente di rianimarlo per oltre un'ora. Poi Cecconi viene portato in Rianimazione. Ma non c'è niente da fare: il suo cuore ha smesso di battere. Per la signora Carla è un incubo. Il corpo di Riccardo viene portato in camera mortuaria per la camera ardente.  Intanto nel tardo pomeriggio il babbo Umberto esce dalla sala operatoria. È sotto anestesia e non si accorge di nulla. I parenti cercano di tutelarlo. Ieri si sveglia e parla con la moglie: poche parole. Riesce a mangiare solo un po' cibo.  Una giornata pesantissima ieri per la signora Carla: assistita da cognato, parenti e amici, si divide tra la camera mortuaria dell'ospedale e la Chirurgia, dove sta il marito.  In viale Alfieri nel frattempo è un via vai continuo di persone che vogliono dare l'ultimo saluto a Riccardo. «Adorava il Livorno - racconta il cugino - Ogni volta che c'era la partita lui tornava da La Spezia nel weekend». In onore alla sua passione calcistica, la madre Carla ha predisposto che il suo corpo riposi su un raso color amaranto. Riccardo era molto conosciuto in città per la sua attività di bancario che aveva svolto alla Cassa di risparmio in varie sedi tra cui in centro. La sua famiglia è nota e stimata: il babbo lavorava nella cementeria. Oggi alle 16 il corpo sarà portato dal servizio funebre della Svs da viale Alfieri ai Lupi per la cremazione.

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