Matteo prigioniero del mare
Giacomo Pelfer
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In mare le motovedette della capitaneria, insieme ai sommozzatori dei vigili del fuoco Sul Romito la straziante attesa dei parenti del giovane scomparso
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LIVORNO. I genitori di Matteo erano già lì, ieri mattina, alle prime luci dell'alba su quegli scogli maledetti. Gli occhi fissi verso il mare, a scrutare un segno tra le onde, in mezzo all'inferno d'acqua che sabato pomeriggio ha inghiottito un ragazzo alla vigilia dei trent'anni. Occhi carichi di dolore, di pianto, distrutti da una nottata straziante. Ma di Matteo Maestri, il ragazzo inghiottito dalla corrente davanti agli scogli delle Vaschine, non c'è ancora traccia. Intorno ai genitori amici e parenti, che arrivano uno dopo l'altro sulla costa del Romito, come in un pellegrinaggio disperato. In molti si lasciano andare al dolore, provando a farsi forza l'un l'altro in attesa di un segnale, di una notizia dai soccorritori. Impietrita la madre, Lucia Grossi, che non stacca lo sguardo dalle onde. Con lei il marito, Luciano Maestri, in pensione solo dal 1º luglio, che non riesce a darsi pace di fronte a un tragedia assurda e crudele. «Il mio bambino», ripete. «Matteo ha resistito fino all'ultimo», dicono i genitori, come confermerebbero alcuni testimoni, che hanno assistito alla scena e assicurano di averlo visto lottare contro le onde per lunghi minuti. Una versione tutta da chiarire, con una dinamica che rimane poco chiara. La famiglia di Matteo è molto conosciuta a Castelfranco, soprattutto per la zia, Laura Grossi, vicesindaco nei primi anni '80 (anche con un intermezzo da sindaco). «Era andato al mare per trascorrere un pomeriggio con gli amici - racconta con la voce rotta dal pianto -, gli stessi con i quali si preparava a festeggiare il compleanno il giorno dopo. Quando ci hanno telefonato, dicendo che era caduto in acqua e non lo trovavano più, abbiamo capito subito di cosa si trattava. Quando poi siamo arrivati e abbiamo visto le condizioni del mare si è spenta anche l'ultima speranza. Forse è stato anche sfortunato. Gli amici non sono riusciti ad afferrarlo quando la seconda onda l'ha riportato sugli scogli. Una terza, poi, l'ha spinto al largo senza dargli la possibilità di trovare un appiglio. Adesso si può solo aspettare, sperando in non si sa cosa». «È orrendo vivere in questa attesa, senza sapere né quando, né dove, né come», dice Maida Luperi, cugina della madre, mentre rientra dalla mattinata trascorsa sugli scogli di Calafuria. «Matteo era un ragazzo perbene - dice - posato e prudente. Un bravo ragazzo impegnato nel sociale. Un tipo in gamba, non era uno che andava a cacciarsi nei guai o che commetteva leggerezze. Ti illudi, ingenuamente, che non possa mai succedere niente a un persona così».
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