Piombino è Maremma, Livorno ci schiaccia
dall'inviato Mario Lancisi
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Una veduta di PiombinoIl sindaco Anselmi vuole unirsi a Grosseto in una super-provincia con Siena e Arezzo
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PIOMBINO. Il sindaco Gianni Anselmi deve essersi ricordato del verso dantesco del canto XIII dell'Inferno («Non han sì aspri sterpi nè sì folti/ quelle fiere selvagge che in odio hanno /tra Cecina e Corneto i luoghi colti») quando per Piombino ha proposto un addio da Livorno per andare a far parte di un'ipotetica provincia composta da Grosseto, Siena e Arezzo. Già per Dante Piombino era in Maremma. Che, il Divino poeta, fa iniziare, appunto, da Cecina e finire a Corneto, l'odierna Tarquinia.
E Gaddo della Gherardesca, discendente del famoso conte Ugolino di dantesca memoria, plaude a Anselmi: «Non solo Piombino è in Maremma, ma soprattutto i piombinesi si sentono schiacciati da Livorno e, intelligentemente, vogliono unirsi a Grosseto, provincia più dinamica e innovativa».
La diocesi più vecchia. La storia insomma sta dalla parte dei sogni maremmani di Anselmi, che dopo aver lanciato la proposta su Facebook, ha ricevuto molti consensi. Forse anche troppi, da consigliarlo a cancellare il post per non suonare troppo le trombe dell'addio da Livorno e amplificare così i disagi crescenti di un rapporto sempre più da separati nella stessa Provincia.
Luca Sani, parlamentare grossetano del Pd, ricorda ad esempio che la diocesi dei piombinesi non a caso si chiama di Massa Marittima e Piombino: «E' la più vecchia diocesi. Risale addirittura al quinto secolo dopo Cristo», afferma.
Virzì e Piombino. Quanto appaiono lontani i tempi, era il 1994, in cui il regista livornese Paolo Virzì, nel suo film La bella vita, girato a Piombino, aveva intravisto la trasformazione antropologica provocata dalla crisi dell'acciaio. Un livornese che raccontava Piombino, la sua anima segreta, i suoi sogni dietro i fumi delle acciaierie. Vista da qui Livorno è oggi lontana. Molto lontana. Più dei 90 chilometri di asfalto che separano le due città (contro i 77 che distano da Grosseto). Come se la crisi della siderurgia avesse reso la città più insicura ma anche più orgogliosa di sè. Della sua voglia di inventarsi un futuro senza l'ombra spocchiosa di Livorno.
L'autonomia di Piombino. «In realtà Piombino è una città che non appartiene nè a Livorno nè a Grosseto, ma solo a se stessa. Basti pensare alla guerra di Liberazione: i piombinesi fecero da soli. Piombino è legata al mare come alle miniere», osserva l'assessore regionale Riccardo Nencini, che sta ridisegnando gli assetti istituzionali della Toscana.
Tutto nasce, come osservano Anselmi e il consigliere regionale Matteo Tortolini, da due ragioni - istituzionale e economica che accelerano una proposta che nelle stanze del potere piombinese si parla da mesi. «Dobbiamo rilanciare un progetto di sviluppo perchè siamo di fronte alle crisi congiunte della siderurgia e perchè non possiamo subire impassibili le non riforme istituzionali di Berlusconi».
Porto Toscana del sud. Le ragioni istituzionali sono chiare: si parla di unione dei Comuni e di macro-province. Tortolini e Anselmi propongono un comune unico della Val di Cornia (proposta gelidamente accolta dagli altri comuni). E, se un domani si formerà la provincia di Grosseto, Siena e Arezzo, Piombino vuole stare con la Toscana del sud: «Il nostro territorio non basta più, bisogna guardare oltre, siamo un'area di 90mila abitanti che nella Toscana meridionale può porsi come il porto principale lungo la Grosseto-Fano tra l'Adriatico e il Tirreno», spiega Tortolini.
E gli interessi economici? Turismo, innanzitutto. Basti pensare al golfo che tiene insieme Follonica e Piombino, spiega il sindaco. E l'Elba che non può non stare con Piombino, aggiunge Tortolini. E poi l'agricoltura, un nuovo ospedale integrato con Massa Marittima. Già oggi la Tienne, società di trasporti, unisce la Val di Cornia a Grosseto e Siena.
Intanto il presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras «benedice» la proposta: «Con Anselmi più volte abbiamo discusso dell'integrazione tra la Val di Cornia e le Colline Metallifere. E il porto può essere per noi una grande occasione di svilupppo. Già ora». Come dire, in attesa del matrimonio, Grosseto e Piombino comincino ad amarsi...
E Gaddo della Gherardesca, discendente del famoso conte Ugolino di dantesca memoria, plaude a Anselmi: «Non solo Piombino è in Maremma, ma soprattutto i piombinesi si sentono schiacciati da Livorno e, intelligentemente, vogliono unirsi a Grosseto, provincia più dinamica e innovativa».
La diocesi più vecchia. La storia insomma sta dalla parte dei sogni maremmani di Anselmi, che dopo aver lanciato la proposta su Facebook, ha ricevuto molti consensi. Forse anche troppi, da consigliarlo a cancellare il post per non suonare troppo le trombe dell'addio da Livorno e amplificare così i disagi crescenti di un rapporto sempre più da separati nella stessa Provincia.
Luca Sani, parlamentare grossetano del Pd, ricorda ad esempio che la diocesi dei piombinesi non a caso si chiama di Massa Marittima e Piombino: «E' la più vecchia diocesi. Risale addirittura al quinto secolo dopo Cristo», afferma.
Virzì e Piombino. Quanto appaiono lontani i tempi, era il 1994, in cui il regista livornese Paolo Virzì, nel suo film La bella vita, girato a Piombino, aveva intravisto la trasformazione antropologica provocata dalla crisi dell'acciaio. Un livornese che raccontava Piombino, la sua anima segreta, i suoi sogni dietro i fumi delle acciaierie. Vista da qui Livorno è oggi lontana. Molto lontana. Più dei 90 chilometri di asfalto che separano le due città (contro i 77 che distano da Grosseto). Come se la crisi della siderurgia avesse reso la città più insicura ma anche più orgogliosa di sè. Della sua voglia di inventarsi un futuro senza l'ombra spocchiosa di Livorno.
L'autonomia di Piombino. «In realtà Piombino è una città che non appartiene nè a Livorno nè a Grosseto, ma solo a se stessa. Basti pensare alla guerra di Liberazione: i piombinesi fecero da soli. Piombino è legata al mare come alle miniere», osserva l'assessore regionale Riccardo Nencini, che sta ridisegnando gli assetti istituzionali della Toscana.
Tutto nasce, come osservano Anselmi e il consigliere regionale Matteo Tortolini, da due ragioni - istituzionale e economica che accelerano una proposta che nelle stanze del potere piombinese si parla da mesi. «Dobbiamo rilanciare un progetto di sviluppo perchè siamo di fronte alle crisi congiunte della siderurgia e perchè non possiamo subire impassibili le non riforme istituzionali di Berlusconi».
Porto Toscana del sud. Le ragioni istituzionali sono chiare: si parla di unione dei Comuni e di macro-province. Tortolini e Anselmi propongono un comune unico della Val di Cornia (proposta gelidamente accolta dagli altri comuni). E, se un domani si formerà la provincia di Grosseto, Siena e Arezzo, Piombino vuole stare con la Toscana del sud: «Il nostro territorio non basta più, bisogna guardare oltre, siamo un'area di 90mila abitanti che nella Toscana meridionale può porsi come il porto principale lungo la Grosseto-Fano tra l'Adriatico e il Tirreno», spiega Tortolini.
E gli interessi economici? Turismo, innanzitutto. Basti pensare al golfo che tiene insieme Follonica e Piombino, spiega il sindaco. E l'Elba che non può non stare con Piombino, aggiunge Tortolini. E poi l'agricoltura, un nuovo ospedale integrato con Massa Marittima. Già oggi la Tienne, società di trasporti, unisce la Val di Cornia a Grosseto e Siena.
Intanto il presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras «benedice» la proposta: «Con Anselmi più volte abbiamo discusso dell'integrazione tra la Val di Cornia e le Colline Metallifere. E il porto può essere per noi una grande occasione di svilupppo. Già ora». Come dire, in attesa del matrimonio, Grosseto e Piombino comincino ad amarsi...
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