Il presidio
Un secolo di bagni
M. Antonietta Schiavina
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Mario e Marco Paolieri, padre e figlio, attuali gestori dello stabilimento balneare«Mio nonno vide questi posti e se ne innamorò»
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LIVORNO. Hanno festeggiato cento lunghissimi anni. Ma si sentono ancora molto giovani. Sono i Bagni Paolieri, protagonisti importanti della storia turistica di Quercianella, gestiti con l'amore che si prova solo per le cose preziose, da Mario e Marco Paolieri, ingegnere il primo, architetto il secondo, padre e figlio, legati oltre che dalla grande passione per il mare, anche dal rispetto delle tradizioni, nonché eredi di una mega famiglia senese che ha fatto di Quercianella un'isola felice, come racconta il libro di Mirella Scardozzi, previsto in uscita per dicembre ed edito da Erasmo "Storie di cento estati, i Bagni Paolieri di Quercianella 1911-2011".
«La Società Stabilimento Bagni Paolieri è nata dopo che mio nonno Giovan Battista lasciò in eredità ai suoi quattro figli ciò che era frutto delle sue scelte e dei suoi sacrifici» spiega Mario l'amministratore. «Da allora la gestione è continuata in famiglia e oggi io sono l'anello di una catena che, spero, possa continuare a lungo».
Per questo primo centenario avete organizzato molti festeggiamenti e anche previsto la stampa di un libro? «Mio figlio Marco ha raccolto con grande scrupolo tutte le documentazioni storiche disponibili in famiglia: documenti, memorie e fotografie che tracciano la storia del nostro bagno, oltre che della nostra vita, per lasciare una testimonianza concreta. E grazie alla collaborazione della storica pisana Mariella Scardozzi, è riuscito nel suo intento. Ma si è occupato in prima persona anche degli eventi in programma e la festa con il suo aiuto è riuscita splendidamente».
Il merito della nascita dei bagni va al nonno Giovan Battista. Un imprenditore con l'occhio ben aperto verso il business, no? «Nonno-padre di quattro figli, Giulia, la più grande, nata nel 1900, Umberto, nato nel 1905, Annibale, nel 1910 e Caterina del 1914, era un uomo dal carattere inquieto e fantasioso, che si sfogava nella pittura e nella fotografia, arti per le quali si meritò molti riconoscimenti. Scoprì Quercianella nel 1908 e un anno dopo comprò la tenuta dal cognato Virgilio Marchionneschi di Guardistallo, trasferendovi la già consolidata cultura livornese dei bagni di mare».
In quegli anni la località non era ancora stazione balneare? «No. Giovan Battista ci arrivò, seguito poi da parenti e amici, partendo da Casole d'Elsa - dove il padre Angiolo possedeva la tenuta di Lucciana - per curarsi l'asma: la zona era ritenuta dai medici adatta per la cura di malattie broncopolmonari. Se ne innamorò e, nel 1911, vi costruì i bagni, copiando quelli della Riviera ligure».
Voleva dare un'impronta specifica alla balneazione locale? «Era andato a Nervi, dove esisteva già una cultura balneare e aveva visto in una costa simile alla nostra, delle strutture diverse dalle palafitte che c'erano da queste parti, come ad esempio quelle del Pejani all'Ardenza, allora di moda. Così, anche per ovviare all'irruenza del mare, fece costruire il bagno su una base di cemento lungo l'insenatura, dotandolo di cabine di legno, coperte di stipa e camerini sulla spiaggia. E per fare questo chiamò appositamente da Colle Val d'Elsa un cementista molto abile, certo Capaccioli».
Poi cosa accadde? «Nel 1919 il mio bisnonno Angiolo, lasciò Lucciana per trasferirsi anche lui sulla costa, a Livorno, e acquistò la Villa dell'Ambrogiana, già Villa Deguigues, che era stata residenza di Francesco Domenico Guerrazzi. Insieme a due ampie tenute, L'Ambrogiana e San Michelino, nonché parte delle tenute dei Gower in Quercianella, completando la già corposa proprietà del figlio».
Torniamo ai "Bagni Paolieri", importanti anche dal punto di vista mondano, ma soprattutto storico. «Hanno rappresentato per la storia del costume, il centro della vita di Quercianella, modello esclusivo di una classe sociale, della fase nascente della villeggiatura marina, non ancora di massa ma non più aristocratica: quella tra le due guerre mondiali o, in termini di storia politica, quella del fascismo».
Nel 1962 Giovan Battista Paolieri muore. E lo stabilimento però resiste. «Grazie alla forza della famiglia. Mia zia, Caterina Paolieri, aiutata dai fratelli, seguì il lavoro con grande passione fino alla sua morte, passando il testimone alla figlia Maria Ines. Testimone che, dal 2002, per volere di tutti, è passato a me e, da qualche anno, per la parte ristorazione, a mio figlio Marco».
Che però è architetto di progettazioni navali e residenziali, nonché docente universitario di disegno navale. «Durante l'anno infatti Marco abita a Firenze dove svolge la sua attività. Però in estate, avendo una grande passione per il mare e soprattutto per Quercianella, dove è venuto sempre da bambino, si trasferisce qui per occuparsi del ristorante».
Quante persone lavorano nello stabilimento? «Due componenti della famiglia, Silvia e Leonardo, più altre sette persone si occupano del bagno, mentre altre dieci del ristorante. E tutti sono livornesi, compreso il pizzaiolo che fa una pizza buonissima: l'attore Carlo Giuffré che è un suo fan dice che la prepara meglio dei napoletani».
Lei invece sta qui durante tutto l'anno o solo in estate? «Da qualche tempo, da quando cioè sono andato in pensione, mi sono trasferito a Quercianella in pianta stabile, anche se di tanto in tanto torno a Firenze o faccio qualche viaggio».
Nel vostro stabilimento sdraio e cabine si tramandano di famiglia in famiglia o di anno in anno arrivano anche clienti nuovi? «Quando c'è spazio, il bagno è aperto a tutti, ma la nostra più che altro è una clientela tradizionale».
Qui saranno nate molte amicizie e anche amori... «Certo e negli anni si sono susseguite molte generazioni, dai nonni, ai padri, ai figli, ai nipoti... Abbiamo ancora dei clienti di vecchia data, che negli anni hanno acquistato la casa e l'intera estate la trascorrono qui. Purtroppo, se prima la scuola finiva a giugno e iniziava a ottobre, ora invece le vacanze si sono ristrette, ma l'appuntamento si ripete ugualmente ed è davvero quello di una grande famiglia allargata».
«La Società Stabilimento Bagni Paolieri è nata dopo che mio nonno Giovan Battista lasciò in eredità ai suoi quattro figli ciò che era frutto delle sue scelte e dei suoi sacrifici» spiega Mario l'amministratore. «Da allora la gestione è continuata in famiglia e oggi io sono l'anello di una catena che, spero, possa continuare a lungo».
Per questo primo centenario avete organizzato molti festeggiamenti e anche previsto la stampa di un libro? «Mio figlio Marco ha raccolto con grande scrupolo tutte le documentazioni storiche disponibili in famiglia: documenti, memorie e fotografie che tracciano la storia del nostro bagno, oltre che della nostra vita, per lasciare una testimonianza concreta. E grazie alla collaborazione della storica pisana Mariella Scardozzi, è riuscito nel suo intento. Ma si è occupato in prima persona anche degli eventi in programma e la festa con il suo aiuto è riuscita splendidamente».
Il merito della nascita dei bagni va al nonno Giovan Battista. Un imprenditore con l'occhio ben aperto verso il business, no? «Nonno-padre di quattro figli, Giulia, la più grande, nata nel 1900, Umberto, nato nel 1905, Annibale, nel 1910 e Caterina del 1914, era un uomo dal carattere inquieto e fantasioso, che si sfogava nella pittura e nella fotografia, arti per le quali si meritò molti riconoscimenti. Scoprì Quercianella nel 1908 e un anno dopo comprò la tenuta dal cognato Virgilio Marchionneschi di Guardistallo, trasferendovi la già consolidata cultura livornese dei bagni di mare».
In quegli anni la località non era ancora stazione balneare? «No. Giovan Battista ci arrivò, seguito poi da parenti e amici, partendo da Casole d'Elsa - dove il padre Angiolo possedeva la tenuta di Lucciana - per curarsi l'asma: la zona era ritenuta dai medici adatta per la cura di malattie broncopolmonari. Se ne innamorò e, nel 1911, vi costruì i bagni, copiando quelli della Riviera ligure».
Voleva dare un'impronta specifica alla balneazione locale? «Era andato a Nervi, dove esisteva già una cultura balneare e aveva visto in una costa simile alla nostra, delle strutture diverse dalle palafitte che c'erano da queste parti, come ad esempio quelle del Pejani all'Ardenza, allora di moda. Così, anche per ovviare all'irruenza del mare, fece costruire il bagno su una base di cemento lungo l'insenatura, dotandolo di cabine di legno, coperte di stipa e camerini sulla spiaggia. E per fare questo chiamò appositamente da Colle Val d'Elsa un cementista molto abile, certo Capaccioli».
Poi cosa accadde? «Nel 1919 il mio bisnonno Angiolo, lasciò Lucciana per trasferirsi anche lui sulla costa, a Livorno, e acquistò la Villa dell'Ambrogiana, già Villa Deguigues, che era stata residenza di Francesco Domenico Guerrazzi. Insieme a due ampie tenute, L'Ambrogiana e San Michelino, nonché parte delle tenute dei Gower in Quercianella, completando la già corposa proprietà del figlio».
Torniamo ai "Bagni Paolieri", importanti anche dal punto di vista mondano, ma soprattutto storico. «Hanno rappresentato per la storia del costume, il centro della vita di Quercianella, modello esclusivo di una classe sociale, della fase nascente della villeggiatura marina, non ancora di massa ma non più aristocratica: quella tra le due guerre mondiali o, in termini di storia politica, quella del fascismo».
Nel 1962 Giovan Battista Paolieri muore. E lo stabilimento però resiste. «Grazie alla forza della famiglia. Mia zia, Caterina Paolieri, aiutata dai fratelli, seguì il lavoro con grande passione fino alla sua morte, passando il testimone alla figlia Maria Ines. Testimone che, dal 2002, per volere di tutti, è passato a me e, da qualche anno, per la parte ristorazione, a mio figlio Marco».
Che però è architetto di progettazioni navali e residenziali, nonché docente universitario di disegno navale. «Durante l'anno infatti Marco abita a Firenze dove svolge la sua attività. Però in estate, avendo una grande passione per il mare e soprattutto per Quercianella, dove è venuto sempre da bambino, si trasferisce qui per occuparsi del ristorante».
Quante persone lavorano nello stabilimento? «Due componenti della famiglia, Silvia e Leonardo, più altre sette persone si occupano del bagno, mentre altre dieci del ristorante. E tutti sono livornesi, compreso il pizzaiolo che fa una pizza buonissima: l'attore Carlo Giuffré che è un suo fan dice che la prepara meglio dei napoletani».
Lei invece sta qui durante tutto l'anno o solo in estate? «Da qualche tempo, da quando cioè sono andato in pensione, mi sono trasferito a Quercianella in pianta stabile, anche se di tanto in tanto torno a Firenze o faccio qualche viaggio».
Nel vostro stabilimento sdraio e cabine si tramandano di famiglia in famiglia o di anno in anno arrivano anche clienti nuovi? «Quando c'è spazio, il bagno è aperto a tutti, ma la nostra più che altro è una clientela tradizionale».
Qui saranno nate molte amicizie e anche amori... «Certo e negli anni si sono susseguite molte generazioni, dai nonni, ai padri, ai figli, ai nipoti... Abbiamo ancora dei clienti di vecchia data, che negli anni hanno acquistato la casa e l'intera estate la trascorrono qui. Purtroppo, se prima la scuola finiva a giugno e iniziava a ottobre, ora invece le vacanze si sono ristrette, ma l'appuntamento si ripete ugualmente ed è davvero quello di una grande famiglia allargata».
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