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Remi al cielo e rose in mare per salutare Gino
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LIVORNO. Il sole che batte sul mare della Terrazza Mascagni, all'altezza della boa numero otto. Una rosa tra le onde allungate dal Libeccio e i remi alzati, a guardare il cielo. Gino avrebbe voluto così. Lo aveva detto alla moglie Anna Maria: vi voglio salutare dal campo di regata del Palio marinaro, con un tuffo in mare. E i dirigenti dell'Ovosodo, il suo Ovosodo, si sono dati da fare. Gino Romiti è il dirigente della sezione nautica giallobianca che sabato scorso se ne è andato, a 72 anni, per colpa dell'amianto. Idraulico da una vita, impegnato da sempre nella politica (giovane iscritto del Pci, poi membro attivo del circolo Pessi, della consulta e dell'allora circoscrizione 5), era un innamorato dell'Ovosodo e una colonna portante del mondo del remo livornese: dirigente, membro del comitato della Barontini e per molti anni responsabile della commissione tecnica del Palio. Ieri i familiari, accompagnati dai dirigenti della cantina che si affaccia sugli scali degli Olandesi, sono saliti in barca e hanno accompagnato le ceneri dell'uomo fino allo specchio d'acqua davanti alla Terrazza, per poi spargerle in mare. Dalla cantina che guarda al Voltone, intorno alle 9, sono partite tre gabbianelle più la gozzetta a quattro remi con a bordo i ragazzi del Minipalio e alcuni vogatori più esperti. Quella stessa gozzetta con cui, ripetono a turno i dirigenti giallobianchi, «abbiamo vinto tre campionati juniores, Gino ne sarebbe stato orgoglioso...». Sulle gabbianelle la moglie Anna Maria, i figli Massimo e Cinzia, la sorella Romilda, con in mano una rosa rossa, i nipoti. Poi lo staff del presidente Pirro Stefanini: Gino Ramagli, Sergio Pavoletti, i fratelli Marconi, Giuliano e Sergio. La processione attraversa i fossi stranamente silenziosi, quasi rispettosi, per la chiusura al traffico davanti alla chiesa degli Olandesi. Dal porto alla Terrazza servono solo pochi minuti. Il mare del dopo-Libeccio ci mette del suo. Poi, dietro alle creste, spunta l'area che durante il Palio ospita la boa otto, la più lontana dalla scacchiera del viale Italia. È qui che i vogatori alzano per qualche secondo i remi al cielo, mentre Annamaria, i familiari e gli amici salutano Gino. Tra le onde scivolano via la rosa e i colori dell'Ovosodo. Pronti per un altro Palio. «Gino, c'è da scommeterci, sarà lì a fare il tifo, come sempre...» J.G.
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