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Livorno

L'addio a Santini: «Aldo era l'anima della città»

Sopra un primo piano del giornalista Aldo Santini Al centro una foto scattata il 10 giugno scorso in Comune quando il sindaco Alessandro Cosimi gli ha conferito la Livornina d’oro
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Sopra un primo piano del giornalista Aldo Santini Al centro una foto scattata il 10 giugno scorso in Comune quando il sindaco Alessandro Cosimi gli ha conferito la Livornina d’oro

La commozione del sindaco: nessuno ha saputo raccontarci come lui

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LIVORNO. «Con Aldo Santini è scomparso un grande livornese, perché lui era la grande anima di Livorno». Nelle parole del sindaco, Alessandro Cosimi, ci sono tutto l'affetto e la stima che ieri, appresa la notizia della scomparsa del collega - per molti di noi maestro - Aldo Santini, hanno raggiunto la famiglia e la redazione del Tirreno.

«Nessuno come lui e prima di lui - scrive ancora il primo cittadino - ha illustrato la propria città con amore costante non disgiunto mai da una vena critica, da una sagacia ironica che era il vero tratto della sua personalità. I suoi libri resteranno un riferimento obbligato per tutti quanti si vorranno occupare della nostra città».

«Ne ha scandagliato - continua Cosimi - tutti i meandri, la cultura, la gastronomia, la pittura, la storia, i vizi e le virtù, le grandi personalità che l'hanno illustrata. Quando abbiamo deciso di conferirgli la Livornina d'oro, massima onorificenza del Comune, la sua voce, rotta dalla commozione, mi ha confermato quanto tenesse all'abbraccio che la sua città gli testimoniava. Un giornalista dalle eccezionali qualità, uno scrittore impareggiabile, che ha affrontato una navigazione professionale in tutto il mondo - di cui ha dato testimonianza nel suo ultimo libro - a contatto con i potenti e con vicende spesso tragiche e terribili, portando sempre con sé la sua profonda identità di livornese di razza, del suo spirito libero». «La sua scomparsa - chiude il sindaco - è una grave perdita, il suo esempio di vita e professionale, la sua infaticabile operosità dev'essere di stimolo a tutti noi, soprattutto ai più giovani».

Commosso il collega, prima che assessore alla cultura, Mario Tredici: «Ho perso un amico, che mi onorava - lui, una personalità così grande - della sua costante amicizia. Aldo Santini è stato un mito per tutti i giornalisti livornesi, inarrivabile la sua esperienza professionale, il suo stile immediato e così ricco, la sua sensibilità, la sua lingua così piena di sapori e di atmosfere. Quando capitava di passare un suo pezzo - e ne ha scritti a centinaia - ci si sentiva piccini, a confronto con esperienze di vita ineguagliabili».

«È stato anche un grande scrittore - sottolinea Tredici - del suo lavoro di giornalista, molto è consegnato al tempo che corrode. Ma i suoi libri resteranno, tutti insieme, come un capolavoro unico, un omaggio di amore alla sua città e a noi suoi concittadini. Ha illustrato Livorno in tutti i suoi aspetti: nessuno prima di lui ha saputo descrivere così tanti e diversi momenti della nostra vita. Da vecchio - aveva 89 anni - ha scritto con la prodigiosa fertilità di un giovane, pieno di idee. E di idee solide. Quando lo sentivi parlare, nella sua bella parlata rotonda e aspra sentivi riecheggiare lo stile dei migliori, dei Ciampi, dei Diaz, dei Marchi, dei Badaloni. La sua ultima lezione, a palazzo civico, per la consegna della Livornina d'oro resterà come il suo testamento su Livorno e i livornesi come li vedeva lui».

E Tredici regala un ricordo che, pensando ad Aldo, riesce a strappare alle labbra di chi legge anche un sorriso: «Alla sua età guardava alla morte con sereno disincanto. Era soddisfatto pienamente di come aveva impiegato il tempo che gli era stato concesso. Tanto che capitando di parlarne, mi disse: "Sai cosa voglio che sia scritto sulla mia tomba? Solo questo: Aldo Santini- ha vissuto"».

Il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, ripete che «Aldo Santini era una persona di profonda cultura e umanità. Era un grande giornalista e inviato, straordinario consocitore e cantore di Livorno: delle persone, dei fatti, dei caratteri, della tradizione culinaria della nostra città». «Esprimo - chiude il presidente - profondo cordoglio alla famiglia. La città, tutta, perde una persona cara».

Colpito, alla notizia della scomparsa di Aldo, il titolare della Barcarola, Beppino Mancini, che con lui ha condiviso pezzi di vita, intorno alla tavola (grande passione di Aldo): «Ho perso un maestro di vita, un amico. Ero legato a lui da affetto e ammirazione. Ha frequentato il mio locale per tantissimi anni: era un uomo schivo, riservato, geloso della sua privacy. Poi, d'un tratto, ti regalava quelle perle di livornesità, quei sorrisi...». Infine il ricordo di Ermanno Benedetti, ex collega che si è forgiato alla scuola di Santini: «La sua scomparsa mi lascia un vuoto incredibile, non posso fare altro che ricordare quanto siano stati importanti i suoi insegnamenti nella mia vita professionale. È stato un maestro, uno di quelli veri».

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