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Il genio della dama abita qui
Giorgio Carlini
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A sinistra Michele durante una partita in simultanea, al centro la premiazione al termine di un test match e a destra un momento in cui il campione si concentra Michele Borghetti vola in America per la finale del campionato mondiale
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LIVORNO. "Le superiori attitudini dell'intelletto riflessivo vengono messe alla prova dall'umile gioco della dama". Questo scrive Edgar Allan Poe nel racconto "I delitti della Rue Morgue". E di intelletto riflessivo, Michele Borghetti deve averne davvero tanto. Il livornese, 38 anni e appassionato del gioco da più di 25, è il primo italiano ad approdare in finale di un campionato del mondo, in 150 anni di storia della dama come disciplina sportiva. Michele ha raggiunto questo formidabile traguardo con la vittoria del Torneo Challenge di qualificazione, svoltosi lo scorso ottobre a Dublino. Il "Maradona della dama", questo il suo soprannome, ha stupito tutti gli addetti ai lavori, sbaragliando la concorrenza dei 29 avversari di diverse nazionalità. Battendo il favoritissimo Ronald King si è aggiudicato la possibilità di sfidare il super campione Alex Moiseyev, russo naturalizzato americano, nella finale mondiale di dama inglese, che si disputerà dal 13 al 23 agosto a Cleveland, negli Stati Uniti. «Ci sono diverse varianti della dama - spiega Michele - io sono uno specialista delle versioni italiana e internazionale. Poche volte mi ero cimentato con le regole inglesi. Per questo la vittoria in semifinale è stata ancor più emozionante e inaspettata». Con il campione livornese ripercorriamo le tappe più importanti della sua carriera. Figlio d'arte sì, ma l'avvicinamento a dame e pedine è avvenuto quasi per caso: «Avevo 12 anni, stavo seguendo mio padre Gianfranco, all'epoca ottimo giocatore, in Trentino. Il segretario della Federazione mi disse che se avessi fatto una partita mi avrebbe regalato una damiera. Da allora non ho più smesso. All'inizio ho ottenuto buoni piazzamenti, niente di più. Ma dopo qualche anno sono esploso». In poco tempo Michele scala le classifiche: arriva alla serie A, e a 16 anni diventa il più giovane Grande Maestro di dama italiana e dama internazionale (titolo riservato a chi vince i tornei più importanti durante la stagione). Dal 1992 in avanti mette in bacheca 14 titoli italiani: 11 volte campione di dama italiana, 3 volte campione di dama internazionale. Nella storia dei campionati assoluti, dal 1925, è lui ad aver vinto il maggior numero di tornei. Ma il record più incredibile che detiene riguarda le "simultanee alla cieca": il 18 agosto 2003 ha disputato contemporaneamente 23 partite senza guardare il tavolo da gioco, affidandosi solo alle sue capacità mnemoniche e ai numeri che indicano le mosse degli avversari, ottenendo 17 vittorie e 6 pareggi. Passiamo poi al pregiudizio secondo cui la dama sarebbe la "sorella minore" degli scacchi. «A mio avviso è più complessa e impegnativa - afferma - e c'è un dato di fatto che lo dimostra: trova più difficoltà uno scacchista a giocare a dama che non il contrario». Michele ci mostra un paio di giocate, lasciandoci a bocca aperta: alcune combinazioni partono da molto lontano. Per 3, 4, 5 mosse si è convinti di avere la partita in pugno, ma in un attimo ci ritroviamo sconfitti. Il damista livornese è già concentrato sulla finale che lo attende: una sfida testa a testa con Moiseyev, una maratona di 40 partite in 10 giorni che decreterà il vincitore mondiale. «Cercherò di fare del mio meglio. Il mio avversario è un giocatore fortissimo, ma dalla mia parte ho l'effetto sorpresa. Conterò sull'estrosità del mio gioco. Chi ha tutto da perdere è Moiseyev». Vero. Perchè, comunque vada, Michele un posto d'onore nella storia della dama se l'è già assicurato.
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