Il Tirreno

Livorno

Il consiglio bloccato dal pareggio fra i filo-Zarrugh e i sostenitori di Silvia Ottolenghi

Ebrei, elezioni anticipate

La sinagoga
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La sinagoga

La Comunità torna al voto per sbloccare l'impasse sul presidente

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 LIVORNO. La Comunità ebraica andrà alle elezioni anticipate fra poco meno di un anno: è l'esito di un accordo raggiunto fra le parti dopo che, a distanza di 50 giorni dal voto dello scorso 5 giugno, non si era venuti ancora a capo dell'impasse che, all'interno del nuovo consiglio appena eletto, vede fronteggiarsi alla pari i voti dello schieramento favorevole alla riconferma di Samuel Zarrugh (al timone della Comunità dal '99) e quelli del gruppo che invece spinge per un avvicendamento al vertice proponendo come presidente Silvia Ottolenghi Bedarida (presidente dell'associazione delle donne ebree).  A rivelarlo è "Comunitando", il «blog indipendente di cose ebraiche livornesi e non solo», segnalando che «pragmaticamente parlando si potrebbe anche definirlo un "autocommissariamento"». Anche perché - viene sottolineato - si era ormai «ad un passo dal commissariamento già impostato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane», dinanzi alla paralisi che dopo l'elezione dei nuvoo organismo dirigente si era registrata sulla strada per arrivare a individuare il presidente (e «conseguentemente le altre cariche»).  Il Consiglio - spiega il blog - «ha optato per una soluzione pragmatica, se non proprio "salomonica"»: nell'immediato è stata nominata una giunta che avrà il compito di traghettare la Comunità verso nuove elezioni. Ne fanno parte il presidente Zarrugh, al quale viene «affiancata quale vicepresidente» Silvia Ottolenghi Bedarida più un terzo esponente come David Novelli.  Nel frattempo, una commissione (l'incarico di coordinarla è stato affidato a Gadi Polacco, autore del citato blog) avrà «il compito di approntare una bozza di nuovo regolamento interno». Questo non è un passaggio secondario, e non solo per un aggiornamento che lo adegui al nuovo statuto nazionale: è probabile che si cerchi di puntare alla formazione di organismi in numero dispari di membri, così che il rischio di pareggio (e di conseguente impasse) sia fortemente limitato. Con l'obiettivo - scrive "Comunitando" - di «prevedere diverse modalità elettorali che facilitino, alle prossime consultazioni, un esito del voto chiaro e determinante».  L'Unione nazionale non è stata però solo a guardare o a far balenare l'ipotesi del commissariamento: ha affidato al consigliere nazionale Vittorio Pavoncello («propostosi con grande e generoso senso istituzionale») un «ultimo tentativo di mediazione».  L'ha condotto in porto con saggezza: giunta di transizione e elezioni anticipate, non tra sei mesi (come inizialmente richiesto da Ottoleghi Bedarida, Polacco e Novelli) bensì fra undici legandole cioè al momento in cui è in programma che gli ebrei italiani tornino a votare per individuare i delegati che da ciascuna comunità saranno inviati al nuovo Consiglio nazionale. Non solo: in questa fase, per assicurare un "timone" quanto più collegiale la giunta dovrà riunire il consiglio - del quale, oltre ai nomi citati, fanno parte anche Vittorio Mosseri e Gianfranco Giachetti - almeno due volte al mese e dovrà affidare deleghe operative a tutti i consiglieri.  Intanto, è già nero su bianco l'appuntamento dell'11 settembre per una assemblea degli iscritti: l'iniziativa è stata presa da Ottolenghi Bedarida, Polacco e Novelli.

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