Il Tirreno

Livorno

LE MOTIVAZIONI DELL’ASL 6

«Così garantiremo un maggior grado di sicurezza ai dipendenti»

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 LIVORNO. La volontà è chiara. Con l'installazione di nuove telecamere e più ampie possibilità di utilizzo delle attrezzature già esistenti Asl 6 vuole sorvegliare in maniera più puntuale strutture e dipendenti. «Un controllo - come fa sapere l'azienda - che non è strettamente collegato ai furti. È vero che i ladri hanno scassinato le macchinette per il pagamento ticket, ma le somme rubate non superano i 1.500 euro e poi è la stessa ditta che installa questi sistemi a prendersi carico del furto».  Nella decisione di puntare gli occhi elettronici sulle strutture sanitarie c'è più la volontà di preservare l'incolumità di infermieri e medici.  Nello stesso regolamento della videosorveglianza, di cui sono state informate le organizzazioni sindacali, Asl spiega le motivazioni per cui ha deciso di dotarsi delle telecamere. «Tutelare il proprio patrimonio da azioni criminose - si legge nel documento - come la forzatura di porte di accesso ai locali, ad aree contenenti scorte di sostanze stupefacenti, ma anche da furti di merci in magazzino o come lo stazionamento di persone non autorizzate nei sotterranei e nei locali dei propri immobili.Inoltre l'azienda vuole tutelare la sicurezza dei propri dipendenti e degli utenti da attività lesive e dannose commesse nei loro confronti».  Quanto alla possibilità di conservazione dellle registrazioni effettuate dalle telecamere Asl nel regolamento specifica che «deve potersi limitare alle 24 ore o a un periodo più lungo - massimo 1 settimana - solo se imposto dall'orario di apertura delle strutture o da motivi legati alle festivià o da richieste dell'autorità giudiziaria».  Per quanto riguarda gli occhi elettronici installati sui singoli posti letto di Utic e correlati alla degenza post-operatoria, il regolamento stabilisce che «le immagini raccolte in questa attività sono visibili solo al personale sanitario e, se indispensabile, anche amministrativo, nonché ai familiari del paziente, ferma restando la volontà della persona ricoverata che decidesse di negare la visione».(a.c.)

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