Il Tirreno

Livorno

Addio all'ex Primula rossa

Lara Loreti
<b>PAGINE STORICHE. </b>A sinistra, la pagina del Telegrafo del 1967 che racconta l&#146;incredibile fuga dI Lonzi dal carcere dei Domenicani Al centro una foto di Ennio Lonzi durante una gita e accanto una recente immagine del 78enne in sella a uno scooter
◗
PAGINE STORICHE. A sinistra, la pagina del Telegrafo del 1967 che racconta l’incredibile fuga dI Lonzi dal carcere dei Domenicani Al centro una foto di Ennio Lonzi durante una gita e accanto una recente immagine del 78enne in sella a uno scooter

È morto nella notte Ennio Lonzi, una vita oltre la legge

4 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Nel 1967 evase dal carcere dei Domenicani. Aveva 33 anni. Nel 1984, riuscì in una vera e propria impresa: fuggì dalla Gorgona. Un'avventura degna della "Primula rossa", così lo chiamavano, ispirandosi al ciclo di romanzi francesi: quando arrivava la polizia lui non c'era già più. Al secolo Ennio Lonzi, esponente della malavita livornese: è morto stanotte in ospedale per una grave malattia. «Era un personaggio, ma in famiglia era buono, ha aiutato tanti parenti», dicono i fratelli e il figlio.  Un'esistenza oltre la legge, al limite del leggendario: ha conquistato decine di prime pagine di giornale grazie alle sue clamorose fughe, un po' come Felice Maniero della Mala del Brenta. «Quando arrivava la polizia faceva appena in tempo a verderlo. E dopo pochi secondi era già sparito - racconta il fratello Giuliano - Lui riusciva sempre a scappare, saliva sui tetti, correva come un razzo». Era un atleta, Ennio Lonzi, 78 anni. Da ragazzo era ciclista su strada e podista: si piazzò secondo ai campionati nazionali di atletica a Pisa, all'Arena Garibaldi. Poi si era dedicato al pugilato, vincendo il campionato italiano novizi.  Ennio Lonzi viveva in via del Limoncino 3B con il figlio Ennio, 20 anni, che ha ereditato la sua passione per la bici su strada. Il ragazzo corre nei dilettanti con la Termo Impianti di Piombino: «Lui voleva che io sfondassi nel ciclismo e per lui continuerò a correre».  Una vita fortune alterne quella del Lonzi. Nato in via Terrazzini da una famiglia numerosa, aveva 9 fratelli, di cui due sono morti. Ne restano in vita tre: Giuliano, 62 anni, Marcello, 65, Cafiero, 75 (tutti pugili, il più giovane professionista e gli altri due dilettanti), più 4 sorelle di 73, 83, 84 e 87 anni. Ennio era il maggiore dei maschi. Un'infanzia non facile la sua, tra le difficoltà economiche e i fratelli a cui badare. Nel corso della sua esistenza, è entrato e uscito spesso dal carcere. Ma prenderlo era la cosa più difficile per le forze dell'ordine: la sua specialità era sfuggire alla polizia. Si dice che avesse intercapedini in casa e che spesso si rintanasse in insospettabili armadi.  Una vita tra realtà e leggenda. Gli episodi più clamorosi riguardano le sue evasioni dal carcere, quello storico dei Domenicani e quello della Gorgona. Nel primo caso Lonzi era all'inizio della sua carriera ('67) e riuscì ad aggirare i controlli della casa circondariale con altri cinque detenuti: un'impresa "epica". Ma ancora più, a suo modo, romantica è stata l'evasione dalla Gorgona: era con due nomi noti della malavita livornese, Riccardo del Vivo (morto nel maggio 2009) e un altro. Il terzetto scappò con un motoscafo, che solo dopo fu ritrovato sulla spiaggetta dei bagni Rex ad Antignano. Lonzi finì in manette con la moglie, mentre Del Vivo e l'altro evaso sparirono nel nulla. Ma un mese dopo, colpo di scena: due spacciatori di droga furono trovati uccisi a colpi di calibro 7,65 su una piazzola dell'autostrada A1 a Fiorenzuola d'Arda. Secondo la polizia, si era trattato uno spietato regolamento di conti. Le indagini portarono a Del Vivo e all'altro evaso da Gorgona. L'accusa era di duplice omicidio, punito con l'ergastolo. E Del Vivo finì in carcere, a Porto Azzurro.  Un'altra storia tinta di giallo riguarda il mistero del tesoro di Montenero, nel 1971. Lonzi fu accusato di essere l'autore del furto dei gioielli appuntati sull'icona della Madonna. Anni fa a un cronista del Tirreno Ennio rivelò che in realtà era stata una banda a lui estranea: riferì di averlo saputo durante una delle sue permanenze in carcere. Gli stessi fratelli ribadiscono l'estraneità ai fatti di Ennio: «Lui non c'entrava niente con quella storia - dicono Cafiero, Marcello e Giuliano - Fu tirato in ballo ingiustamente da un tipo che disse che lui avrebbe rubato il tesoro insieme ad altri due, di cui però uno in quel giorno era in carcere. Fu un'accusa del tutto inattendibile ed Ennio fu scagionato già durante le indagini». Oggi alle 16 ci sarà l'ultimo saluto a Lonzi: il corteo funebre partirà dalla camera mortuaria dell'ospedale verso i Lupi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino