Italia
La Compagnia perde soldi ma va in utile
Cristiano Meoni
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La storica sala del consiglio della Compagnia Portuale e sotto Enzo Raugei Bilancio in attivo di 2 milioni e mezzo grazie alla vendita di un terreno
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LIVORNO. La Compagnia Portuale ha approvato il bilancio 2010. Un centinaio i soci che, ieri mattina, hanno partecipato all'assemblea nella storica sala Montecitorio del Palazzo del Portuale. Due soli i contrari, due gli astenuti. E certo era un passaggio agevole, perchè il bilancio che il console Raugei ha presentato ai portuali ha potuto esibire un utile di 2 milioni e mezzo. Ma scartando sotto la superficie dei numeri, tutti i problemi della Compagnia restano. L'utile è infatti dovuto essenzialmente a partite straordinarie: la vendita di un terreno al terminal Da Vinci a Rodolfo Cagliata, che ha fruttato una plusvalenza di 6 milioni e mezzo e ha riportato in attivo i conti, altrimenti pesantemente in rosso. Senza la vendita del terreno, la Compagnia infatti avrebbe chiuso con una perdita di 4 milioni di euro. Diciamo che ogni mese i portuali lasciano sul campo 350mila euro, e l'emorragia potrebbe aggravarsi nel 2011. Con il 30 per cento in meno di fatturato, calo dovuto alla perdita dei traffici di auto finiti alla Sintermar, si dovranno abbattere pesantemente i costi per mantenere l'equilibrio dei conti. Ed è quello che si pensa di fare. «C'è preoccupazione fra i soci per come sta andando il 2011 ma il bilancio 2010 ha evidenziato un recupero sulla gestione economica che ci fa ben sperare». Enzo Raugei, presidente della Compagnia Portuale, in questa intervista riassume l'assemblea di ieri mattina. Dicono: la Compagnia sta passando brutti momenti. Ma il 2010 l'avete chiuso in utile. «Tra l'altro un buon utile: 2 milioni e 520mila euro, dovuto al contenimento dei costi e ad alcune partite straordinarie». La gestione economica in passivo è stata ripianata con vendite del patrimonio: nella migliore tradizione dei portuali. «Abbiamo contabilizzato in bilancio la vendita di un terreno nell'area di via Leonardo da Vinci che è propedeutica a una operazione industriale: il terreno ceduto a Cagliata per la costruzione del nuovo ponte che scavalcherà la ferrovia. Una partita da 6 milioni e mezzo». L'utile c'è, ma la Compagnia continua a girare in perdita, rimettendo 300-400mila euro al mese. Nel 2009 il disavanzo tra costi e ricavi era stato di 4 milioni e 700mila euro. E nel 2010? «L'abbiamo contenuto a 4 milioni. C'è stato un leggero miglioramento. Il fatturato è rimasto lo stesso, i costi sono diminuiti, soprattutto quelli per il personale. E' l'effetto dei contratti di solidarietà che ci hanno consentito di risparmiare 2 milioni». Sempre nel 2009 il costo del personale era addirittura superiore al fatturato, 18 milioni contro 16. «Adesso non più, nel 2010 il personale ci è costato 16 milioni mentre il fatturato è rimasto a 16 milioni e mezzo». L'indebitamento della Compagnia nel 2008 era di 18 milioni, nel 2009 di 24. E nel 2010? «Siamo rimasti sullo stesso livello». Non è stata un'assemblea calda come ci si poteva aspettare... «Sì, il dibattito è stato molto pacato, del resto portavamo in approvazione un bilancio in attivo». Insomma, è andata molto meglio che nell'incontro che avete avuto con il Pd... Raugei ride: «Effettivamente certe dichiarazioni» - si riferisce a quelle del segretario pd Di Rocca - «mi hanno sbalordito. Come si può fare paralleli con la De Tomaso, la Giolfo e Calcagno. Mah... Ripeto, la situazione è molto migliore di come viene rappresentata». Il 2011 è cominciato molto male per la Compagnia, che nei primi tre mesi dell'anno ha perso il 30% del fatturato. «Se non avessimo avuto la perdita dei traffici di auto, la situazione sarebbe stata in equilibrio. I primi tre mesi abbiamo effettivamente avuto un calo del 30% dovuto ai minori traffici di auto, ma nel secondo trimestre c'è stato un lieve recupero e pensiamo di chiuderlo con un meno 20%. Da qui alla fine dell'anno poi contiamo di migliorare ancora ma mi rendo conto che è una sfida». C'è qualche possibilità che Grimaldi, l'armatore che avete perso, torni a voi, con i suoi traffici di auto? «Io me lo auguro. Potrebbero esserci scenari nuovi, in un rinnovato rapporto tra noi e Sintermar». Lei ha parlato con Piero Neri? «Piero Neri è un amico e con lui parliamo da sempre». Tuttavia, prima che si concretizzino i nuovi scenari, ci sarà bisogno di correre ai ripari con un piano straordinario. Avete già convocato i soci per una tornata di assemblee, il 13, 14 e 15 del mese. Per dire loro cosa? «Discuteremo con i soci di come ridurre ulteriormente i costi. La proposta è di confermare i contratti di solidarietà, appena scaduti, ma in maniera differenziata, in modo che possano seguire le specificità dei singoli settori». Ci sarà anche un passaggio di personale dalla Compagnia, che è la cooperativa prestatrice di manodopera, alla Cilp, l'impresa terminalista del gruppo? «Il passaggio c'è già stato e ha interessato una cinquantina di lavoratori. Con il proprio personale, Cilp può trovare autonomie di scala». Adesso Cilp ha 120 dipendenti e la Compagnia 310. I numeri cambieranno ancora? «Non so dirlo adesso». Ci saranno anche altri pensionamenti? «Quelli previsti, nè più nè meno, il prossimo anno. Ma mi preme correggere l'impostazione di questa intervista. E' evidente che dovremo contenere i costi, ma il rilancio della Compagnia Portuale passa per l'acquisizione di nuovi traffici e fatturato. Ci sarà un'azione intensa sul fronte commerciale, per ora posso dire solo questo».
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