Il Tirreno

Livorno

Annessi agricoli il Tar dà torto al Comune

Juna Goti
La portavoce del comitato del Limoncino, Rosaria Scaffidi
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La portavoce del comitato del Limoncino, Rosaria Scaffidi

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 LIVORNO. Nel regolamento comunale, alla voce "annessi agricoli" c'è una falla grossa come una casa. A metterlo nero su bianco è il Tar della Toscana che con una sentenza a sorpresa, arrivata a dodici anni di distanza dalla presentazione del ricorso, potrebbe addirittura mettere in discussione la demolizione di molti fabbricati abusivi.  Perché anche se gli annessi fuori regola sorti negli anni in tutta Livorno restano abusivi, è in discussione il provvedimento con cui il Comune negò a suo tempo, ad alcuni dei diretti interessati, la possibilità di costruire regolarmente il famoso fabbricato. A presentare ricorso, nel 1999, fu proprio l'insegnante che qualche anno più tardi sarebbe diventata la leader del comitato del Limoncino: Rosaria Scaffidi, proprietaria di un appezzamento di terra di circa 5mila quadri.   La sentenza. La sentenza, depositata il 27 giugno scorso a dodici anni di distanza dal ricorso, dà ragione a Scaffidi su due fronti: quello della violazione dell'obbligo di motivazione del procedimento e quello della «disparità di trattamento».  Il primo punto: nel 1999, come si legge nella sentenza, la donna ha chiesto la «possibilità di realizzare ex novo un annesso agricolo di dimensioni superiori a quelle stabilite dall'articolo 28 del regolamento comunale». Richiesta subito respinta dall'amministrazione, che dopo la presentazione di una serie di osservazioni (sempre a firma di Scaffidi) ha quindi risposto nuovamente picche, rimandando alla normativa generale.  Oggi il Tar scrive che sono mancate motivazioni «chiare ed esplicite» al rigetto di quelle osservazioni. In altre parole, pur non entrando nel merito della questione (ad esempio parlando delle dimensioni e delle caratteristiche dell'eventuale fabbricato), i giudici non escludono che su quel terreno potesse nascere un annesso di dimensioni superiori a quelle previste dal regolamento.   L'articolo 28 non regge. Ed eccoci al secondo, delicatissimo, punto. All'articolo 28 del regolamento si fa una distinzione fra i tipi di orti. In particolare «nell'area di riqualificazione orti compresa nel sistema di tutela ambientale definito dal piano strutturale è vietata la costruzione di nuovi annessi agricoli», mentre in quella di «riqualificazione nuovi orti urbani è consentita la realizzazione di annessi». Nello specifico, un fabbricato di circa otto metri ogni 1500 metri quadri di terreno. Una divisione a macchia di leopardo che negli anni ha portato alla realizzazione di fabbricati più o meno in regola a pochi passi da terreni su cui mettere anche solo una vite è invece fuori legge. Il tribunale boccia questa parte del regolamento parlando di un «difetto di adeguata specificazione dei diversi presupposti delle due fattispecie». Sottolinea che le due tipologie di orti sono di fatto spesso vicine e definisce le motivazioni addotte a più riprese dal Comune come «connotate di illogicità». Il ricorso della Scaffidi è, quindi, stato accolto e il tribunale ha condannato il Comune al pagamento delle spese legali (circa 2mila euro).   «Comune bacchettatto». Soddisfatto l'avvocato Luca Marchi, che difende la donna: «È una delle prime sentenze in cui si afferma che il cittadino non è un pezzo di carta da mettere tra le osservazioni: il no alle richieste della signora non è stato sufficientemente motivato». Quanto alla materia urbanistica, «il Tar ha chiaramente bacchettato l'amministrazione sui principi generali dell'articolo 28».   Ma l'abuso resta. Va detto che nel 2005, nonostante il no del Comune, Scaffidi ha realizzato un annesso sul terreno di sua proprietà. «Vedendo nascere fabbricati con autorizzazioni in tutta l'area - interviene - e non capendo la disparità di trattamento ho deciso di andare avanti». La leader del comitato ha un annesso di circa 30 metri quadri («in legno, senza bagno né cucina come invece tanti altri hanno»), costruito sopra a una cisterna. L'abuso è stato notificato nel 2006 dai vigili urbani e qualche anno più tardi Scaffidi è stata processata: il reato penale è andato in prescrizione, mentre l'iter amministrativo è ancora in corso. «In campagna elettorale il sindaco promise che avrebbe sistemato le cose, invece siamo ancora qua...». Intanto, pochi giorni fa i proprietari di annessi abusivi hanno iniziato a ricevere i primi avvisi di demolizione dal Comune. Nei casi in cui non ci sia un provvedimento definitivo, cosa potrebbe accadere?  «Bloccheremo le demolizioni». I legali della Scaffidi sono chiarissimi: «Il Comune potrebbe fare un atto di sospensione delle demolizioni. Oppure, a questo punto, potrebbero essere gli stessi proprietari a chiedere una sospensione considerando che il Tar ha giudicato la norma che regola le costruzioni illegittima sotto il profilo della disparità di trattamento». Così la storia infinita continua...

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