Il Tirreno

Livorno

Dragaggi più semplici e fanghi in mare ma i tempi sono lunghi

Ludovica Monarca
Matteoli, il prefetto, Piero Neri e Nello D’Alesio
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Matteoli, il prefetto, Piero Neri e Nello D’Alesio

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 LIVORNO. I fanghi degli escavi portuali si potranno ributtare in mare, ma solo quelli più puliti. E in un futuro non vicinissimo. Al convegno sui dragaggi organizzato dall'Autorità Portuale alla stazione marittima, la rappresentante della direzione generale della protezione della natura e del mare del Ministero dell'ambiente Irene De Girolamo ha illustrato il contenuto dello schema di decreto di applicazione dell'art. 109 del dlgs 152/2006. «Si tratta di una bozza - ha precisato - che ha già ottenuto il via libera da parte dei ministeri competenti (Infrastrutture, Politiche Agricole e Sviluppo Economico), fatte salve alcune osservazioni di natura tecnica». Lo schema di decreto dovrebbe favorire una "standardizzazione dei procedimenti", una classificazione chiara dei sedimenti dragati e una individuazione delle opzioni di gestione dei materiali di escavo, oltre a modalità di caratterizzazione ben definite che permettano di «capire quando si possono o non si possono immettere in mare i sedimenti risultanti dalle operazioni di dragaggio». Fermo restando che «lo sversamento in mare è l'estrema ratio, ed è praticabile solo per materiale di buona qualità. Il nuovo schema di lavoro cerca di definire quali debbano essere queste caratteristiche di qualità».  I tempi però sono lunghi e le necessità del porto di Livorno impellenti. Per questo motivo era molto atteso l'intervento del ministro dei trasporti Altero Matteoli. Che a Livorno è venuto - non invece il presidente della Regione Rossi, che aveva altri impegni - ma non ha portato novità. «Il tema dei dragaggi - ha detto - è di vitale importanza per un porto italiano che voglia mantenere un alto livello di competitività e intercettare quota crescente di quei 19 milioni di container che nel 2015 si stima verranno movimentati sulle banchine di tutta l'Italia. Dobbiamo torvare il difficile punto di equilibrio tra il rispetto delle normative ambientali e il diritto di un Porto a garantire l'accesso alle navi, anche di grandi dimensioni. È per risolvere questo problema che abbiamo pensato di realizzare il disegno di legge di riforma della legge 84/94, all'esame in Senato. Vi prego di leggere il decreto e di proporre evenutali modifiche e cambiamenti. Sono pronto al dialogo e anche a smentirmi nel caso vi fossero errori o mancanze». Diverse le richieste della giornata, ma tutte racchiudono una sola parola: chiarezza. «Ciò che all'estero viene risolto in 4 anni, noi lo chiariamo in 15 - lamenta Kutufà, presidente della Provincia - Per tornare ad essere competitivi abbiamo bisogno di una normativa che dia certezze e possibilità di risoluzione rapida».

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