Corpus Domini, in mille alla processione
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Il vescovo Simone Giusti in processione regge lostensorio con lostia: per i fedeli è il corpo di Cristo Il vescovo striglia i fedeli: indispensabile una crescita spirituale
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LIVORNO. «Il cristianesimo non è una accademia intellettuale per iniziati in cui raggiunge la verità chi più sa: è una esperienza da accogliere, non un trattato filosofico da decodificare», Il vescovo Simone Giusti parte da qui per una strigliata alla "sua" Chiesa nell'omelia del Corpus Domini: «Ci riempiamo la bocca con i paroloni, serve invece un "di più" di santità, una crescita spirituale». Monsignor Giusti lo dice nel giorno in cui la liturgia ecclesiale mette l'accento sul "corpo di Cristo", cioè su quel pane e quel vino che agli occhi di chi ha fede diventano corpo e sangue di Cristo morto crocifisso. Ma è proprio per questo - avverte Giusti, battendo a più riprese la mano sul leggìo - che «la nostra non può esser definita del tutto come una religione "del Libro": è l'esperienza di Cristo che dobbiamo "leggere"». In realtà, una folla forse inattesa in termini quantitativi ha partecipato alla celebrazione di questa festa ecclesiale: quasi un migliaio di fedeli hanno affollato le navate della chiesa di Santa Maria del Soccorso e poi, passando in processione da via Magenta e piazza Cavour, hanno raggiunto il duomo. Lì il vescovo ha concluso il rito impartendo la benedizione eucaristica. La processione era aperta dai gonfaloni, a cominciare da quello dell'Arciconfraternita di S. Giulia e del Ss. Sacramento; poi la filarmonica Puccini di Follonica; quindi il baldacchino sotto il quale il vescovo sorreggeva il Santissimo.
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