«Ecco perché ho chiesto i controlli»
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LIVORNO. «Sì, sono stato io». Vladimiro Mannocci non ha problemi a fare "outing". Il consigliere della Compagnia Portuale è abituato a giocare a carte scoperte e dice chiaramente che ha chiesto l'intervento dell'Autorità Portuale. «L'operazione Sintermar/F.lli Elia/Grimaldi si basa sul disconoscimento di due cardini della legge 84: il primo è che un terminalista non può operare, se non in via del tutto straordinaria, in una banchina pubblica e in un'area pubblica, come succede per l'accosto 14 E. La seconda riguarda il fatto che chi opera nell'ambito portuale debba rispettare le norme esistenti, indipendentemente dal fatto che svolga operazioni portuali in aree private o demaniali». «Nel caso specifico questa parte dell'ordinamento e della normativa locale è disattesa perché continua ad essere avviato un soggetto non autorizzato a svolgere alcuni servizi (Cpm). La richiesta di servizio dovrebbe essere fatta dal terminalista, ma in questo caso viene fatta da Elia che non è autorizzato a svolgere operazioni portuali». «Ora che abbiamo il nuovo presidente e che è stata rinnovata la commissione consultiva, bisognerà dirimere questi problemi una volta per tutte. Non può essere che alcuni operatori pensino di operare in una "zona franca" in un ambito come quello portuale. Penso si chiami concorrenza sleale».
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