Il Tirreno

Livorno

«Basta un oblò chiuso e la stiva diventa una camera a gas»

Gianni Novantini
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Gianni Novantini

Il veterinario Novantini pensa che sia stato un avvelenamento da ossido di carbonio

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 LIVORNO. «E' la prima volta che sento dire di un episodio del genere, ma non mi stupisco che dei cani possano essere morti nel garage di un traghetto». Gianni Novantini è uno dei più noti veterinari livornesi e commenta con amarezza il fatto dei tredici cani trovati senza vita nel garage del traghetto dalla Sardegna.  Anche il dottor Novantini, una volta saputo per sommi capo quello che era successo e come erano stati sistemati i cani, ritiene che sicuramente non si sia trattato di avvelenamento da cibo, quanto da gas od asfissia. «A volte basta poco, un oblò che prima era aperto e poi viene chiuso - spiega il vetrinario livornese - e la cuccia di questi animali può diventare una specie di camera a gas».  Da quanto è stato riferito su come sono stati ritrovati i cani, Novantini ritiene più probabile l'ipotesi dell'ossido di carbonio. «Questo almeno se effettivamente i cani non si sono agitati - sottolinea - visto che con l'ossido di carbonio non ci si accorge di nulla, e per questo viene chiamato la morte bianca».  Diversa sarebbe stata invece la sorte dei Briquet Griffon Vendeen se fossero stati uccisi dall'anidride carbonica: «In quel caso l'asfissia è più dolorosa».  In ogni caso il dottor Novantini ritiene che il garage di un traghetto, per di più per una traversata abbastanza lunga, non sia certo adatto a far viaggiare degli animali. «Dovrebbero stare all'aperto - conclude - anche se a volte alcune compagnie fanno difficoltà».

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