Italia
Call center Asl, a rischio sette posti di lavoro
La paura delle operatrici: «Vogliamo garanzie per il futuro»
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LIVORNO. Da anni lavoravano a tempo indeterminato, poi sono state licenziate in tronco. Alcune sono state riassunte, ma con contratti a tempo determinato che scadono a fine 2011, altre sono rimaste senza lavoro. Protestano le lavoratrici del call center che si occupa del servizio di prenotazione delle visite intramoenia per l'Asl 6. Protestano perché, dopo anni di lavoro, temono di restare completamente senza occupazione. Loro sono sette donne accomunate da un'analoga storia di lavoro. Assunte oltre dieci anni fa da società del gruppo Spil (di cui il Comune di Livorno detiene la maggioranza), svolgevano varie attività. Per anni hanno dovuto affrontare una serie di modifiche contrattuali, riduzioni di orario e passaggi diretti tra le varie realtà societarie legate a Spil, compresi licenziamenti e riassunzioni, a causa delle quali hanno perso i diritti acquisiti in precedenza. Fino a quando, nel 2007, sono state fatte confluire nella Sercal (società al 100% di Spil), con contratto a tempo indeterminato, per svolgere il servizio di prenotazione telefonica delle visite mediche intramoenia (private) per Asl 6. A fine 2010 la doccia fredda. Il 31 dicembre hanno ricevuto la lettera di licenziamento, spiegato con il fatto che Sercal non aveva più la commessa dall'Asl 6 per svolgere il servizio di call center. La Sercal è stata messa in liquidazione e le lavoratrici, a cui non è stata riconosciuta la cassa integrazione, si sono ritrovate improvvisamente senza occupazione. Già in dicembre si sono rivolte alla Cgil, per far valere i loro diritti e per sapere come mai Sercal non ha riutilizzato le loro professionalità nelle altre aree operative della società, o di altre realtà collegate al gruppo Spil. «Abbiamo acquisito competenze in diversi settori - dicono - dalla segreteria alla contabilità, dal servizio sportello a la servizio informazioni per tributi del Comune, quindi potevamo essere riutilizzate per ricoprire altre mansioni. Noi ci siamo sempre fidate della società, tanto da accettare tutti questi passaggi contrattuali che alla fine ci hanno portato a perdere il lavoro». I sindacati sono sul piede di guerra: «Abbiamo impugnato i licenziamenti - spiega Monica Cavallini, Cgil - nei confronti di Sercal». Dopo giorni di forte di preoccupazione, alcune operatrici ex Sercal sono state riassunte da Tesan, società vicentina a cui lo scorso autunno l'Asl 6 ha temporaneamente affidato, in attesa di emettere un regolare bando, il servizio di Cuptel. Le ex lavoratrici Sercal sono state assunte però a tempo determinato fino al 30 aprile, poi il contratto è stato prorogato e scadrà alla fine del 2011. Adesso per Tesan, che ha il centro operativo locale a Ospedaletto, lavorano un totale di 15 operatrici, che da alcuni giorni sono in preda alla paura per la mancanza di garanzie sul loro futuro. Asl 6 ha infatti pubblicato il bando di gara per l'affidamento definitivo di tutti i servizi call center. «Il bando non è chiaro - spiega Cavallini -, non è specificato il tipo di contratto con cui verrebbero assunte. Si parla di nove unità lavorative, ma è assurdo perché alla Tesan ora lavorano 15 persone, tra Cuptel e intramoenia. Cosa faranno le altre? Vogliamo un accordo con Asl per fare in modo che le operatrici siano legate all'appalto, ossia che chiunque si aggiudichi la gestione sia obbligato ad acquisire anche le lavoratrici e a stabilizzarle. Temiamo che il bando non fornisca queste garanzie». A.C.
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