Il Tirreno

Livorno

Dibattito dell’Anfp sulla certezza della pena e sulla sicurezza ieri in Provincia con prefetto e forze dell’ordine

De Leo: «I processi? Una macchina diabolica...»

Relatori: Lazzeri, De Leo, Kutufà, Mannino, D’Agostino, Letizia e Delfino
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Relatori: Lazzeri, De Leo, Kutufà, Mannino, D’Agostino, Letizia e Delfino

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 LIVORNO. «In Italia i processi durano troppo, ma è anche vero che il processo è una macchina diabolica. Da noi vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, in terzo grado. Così facendo però si crea una specie di gioco dell'oca in cui il verdetto può essere smentito o riaffermato. E la pena diventa un miraggio».  Il procuratore capo Francesco De Leo è intervenuto così sul tema della certezza della pena, in un convegno organizzato dall'Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), ieri mattina in Provincia. «Gli avvocati difensori approfittano della situazione e spesso finisce che il reato va in prescrizione», aggiunge De Leo che fornisce un dato: «In Italia ci sono 45mila ricorsi l'anno contro la Cassazione; in Francia 8mila e in Germania 4mila. Come si può parlare di certezza della pena rispetto a questo?».  Al dibattito, moderato del capocronista del Tirreno, Andrea Lazzeri davanti agli studenti delle superiori, c'erano il prefetto Domenico Mannino, il questore Bruno D'Agostino, il segretario dell'Anfp, Enzo Marco Letizia con Wakter Delfino e il comandante dei carabinieri, Saverio Nuzzi, oltre al presidente della Provincia Giorgio Kutufà. S'è parlato di sicurezza, controllo del territorio e coordinamento delle forze.

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