Il Tirreno

Livorno

Ottanta esuberi alla sede di Vignale

Unicoop Tirreno soffre: bilancio in perdita anche nel 2010

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 LIVORNO. Unicoop Tirreno sta passando un momento non facile. Ottandue esuberi, 74 nella sede di Vignale Riotorto, 8 in quella di Terni: sono questi i numeri che giovedì il direttore del personale del gruppo, Paolo Palmerio, ha comunicato ai sindacati. Diminuzione dei consumi e calo delle vendite, soprattuto negli Iper, costringeranno la Coop a chiudere anche il bilancio 2010 in rosso, dopo aver perso 24 milioni nel 2008 e 20 nel 2009.  Il confronto su come saranno gestiti gli esuberi non è neanche cominciato. I sindacato hanno chiesto di verificare i numeri ufficio per ufficio. Ma i conti in realtà i dirigenti Coop li hanno già fatti. È molto probabile che si faccia ricorso agli ammortizzatori sociali, accompagnando i più anziani, per contributi ed età, al pensionamento.  «Quattro anni fa - spiega il direttore del personale Palmerio - abbiamo ristrutturato le rete di vendita. Gli iper erano strutturati come aziende autonome, avevano un'amministrazione separata ed ognuno provvedeva per conto proprio agli acquisti. Avevamo dieci ipermercati, tutti con la propria struttura contabile e commerciale». La ristrutturazione ha dunque alleggerito la rete, ma appesantito il centro di Vignale. «Ne eravamo consapevoli - sostiene il direttore del personale - ma abbiamo deciso di non procedere ad una ristrutturazione contemporanea per evitare grossi traumi. Ora siamo arrivati al nodo: dobbiamo ridurre i costi centrali».  La sede di Terni, ereditata dopo la fusione con la Coop dell'Umbria, sarà chiusa. Ai 74 esuberi di Vignale sarà offerta in prima battuta la possibilità di una ricollocazione nella rete di vendita. Ma gran parte di quel personale è costituito da quadri, che non possono andare a sostituire una cassiera. «Per noi è molto più difficile ristrutturare e tagliare i costi. I nostri concorrenti privati chiudono, interrompono la contrattazione integrativa e moltiplicano le mansioni. Non possiamo confontarci con loro, quindi abbiamo preso a riferimento le performance di altre cooperative. La media dei nostri costi centrali è del 4% sul fatturato, il costo medio di altre Coop è del 2,6% e oscilla dal 2% dell'azienda più virtuosa, l'Unicoop Firenze, alla nostra».  I dirigenti della Coop chiedono ai sindacati di passare ad un'organizzazione del lavoro più flessibile. «L'orario di lavoro dei dipendenti della rete commerciale è di 37 ore settimanali, distribuito generalmente in un solo turno, la mattina o il pomeriggio. Il rapporto tra turno unico e quello spezzato è di 5 a 1. In molte altre aziende concorrenti questo rapporto è rovesciato e questo ci rende meno competitivi». Non solo più turni spezzati ma anche disponibilità del personale dei negozi a svolgere più mansioni.

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