Italia
Provincia, il piano delle cave non c'è
Tre anni di ritardo: affidato incarico da 26mila euro per riordinare le carte
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LIVORNO. Si chiama Piano provinciale delle attività estrattive e di recupero. Altro non è che il piano delle cave livornesi, che la Provincia avrebbe dovuto mettere nero su bianco almeno tre anni fa. Una fotografia delle ferite aperte lungo la costa, di quelle attive o dismesse, accompagnato da un disegno dettagliato che dica come e se ripristinarle. Questione delicatissima, visto che per la normativa nazionale e comunitaria i buchi scavati nelle montagne, per tornare alla normalità, possono essere riempiti di rifiuti: inerti classici (terra, rocce e fanghi), ma anche scarti delle aziende. Un esempio su tutti: l'ex cava del monte La Poggia, futura discarica del Limoncino. Ma ecco il dato choc: nonostante le indicazioni regionali (il piano avrebbe dovuto essere approvato entro un anno da quello regionale, datato 2007) e il ricorso a un "aiuto" esterno da 26mila euro, della scottante mappa delle cave non c'è che qualche fotografia, accompagnata da numeri provvisori. È quanto emerso dalla commissione ambiente della Provincia che ieri si è riunita alla presenza dell'assessore alla difesa del suolo, Maria Teresa Sposito, del dirigente Enrico Bartoletti e del tecnico Alessandro Bini. Quante cave ci sono? Lo dicono i consulenti, per 26mila euro. Assessore e tecnici hanno sottolineato che le autorizzazioni alle attività estrattive e agli eventuali ripristini non sono di competenza della Provincia, ma dei Comuni. Così il primo passo è farsi consegnare da ogni municipio le carte Come? La Provincia ha affidato l'incarico a due consulenti esterni: 12mila più 9mila euro per raccogliere gli atti e 5mila per disegnare le carte. «Una cifra irrosia rispetto alla mole di lavoro - ripetono i rappresentanti dell'amministrazione - neppure una vera consulenza, ma un lavoro integrativo, che serve a velocizzare i tempi». Già... Lapsus: dalle carte sparisce la cava del Limoncino. Intanto ieri ai consiglieri di maggioranza e opposizione non è sfuggito un particolare curioso: nelle tabelle proiettate dai tecnici sulle cave attive dal 1995 è saltata proprio la colonna di Livorno, con la discarica del Monte La Poggia. C'erano le voragini di Campiglia, le montagne tagliate di Portoferraio. Ma non il Limoncino. «Solo un errore tecnico», tampona il dirigente che però aggiunge: «Premetto che sul Limoncino non dico niente». «Ma entro il 2012 portiamo il piano in consiglio». Le autorizzazioni per attività estrattiva rilasciate negli anni in tutta la provincia sono più di 150. Tra le carte che tra pochi giorni gli uffici del Comune porteranno in giunta, proprio sulle cave, si possono trovare dati aggiornati almeno rispetto alla città. Tra Collesalvetti e la Gorgona ci sono 34 cave dismesse: la maggior parte sono perfettamente integrate con l'ambiente circostante, alcune necessitano di interventi di messa in sicurezza (come Calafuria e Calignaia), altre ancora devono essere ripristinate. Solo con scarti di cantiere o attraverso il conferimento di rifiuti: Poggio Corbolone, Monte Burrone, sito delle Palazzine... Dai consiglieri intervenuti - Vito Bartalesi, Antonio Ceccantini (Pd), Luca Bogi (Idv), Michele Mazzola (Ci) - arriva la richiesta di «velocizzare». Duri Alessandro Corsinovi e Roberta Naldini (Pdl) che parlano di «ritardo molto grave» e si chiedono perché «la Provincia, in mancanza di un qualsiasi atto di programmazione, a suo tempo ha dato le autorizzazioni a trasformare la cava del monte La Poggia». Sposito e Bartoletti provano a chiudere con un impegno: «Entro l'anno avvio del procedimento e per il 2012 approvazione e adozione del piano cave». J.G.
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