Il Tirreno

Livorno

La sfida di Laviosa «Faccio azionisti i miei dipendenti»

Cristiano Meoni
La consegna della bici per il 75º dell’azienda a un dipendente
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La consegna della bici per il 75º dell’azienda a un dipendente

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 LIVORNO. Modello inglese? Tedesco? Giovanni Laviosa un po' il mondo lo ha girato «ma non ci siamo ispirati a nessuno. Abbiamo fatto un ragionamento semplice: se vogliamo coinvolgere di più i nostri dipendenti, dobbiamo considerarli come se fossero azionisti, distribuendo loro gli utili alla fine dell'anno».  Lavoratori come azionisti: una nuova frontiera della cogestione che Laviosa vuol sperimentare nelle aziende del suo gruppo, 220 dipendenti di cui 145 a Livorno. A scanso di malintesi: la proposta non è di fare entrare i lavoratori nel capitale dell'azienda perchè «purtroppo è consentito solo alle società quotate in Borsa».  L'ipotesi, invece, è di distribuire loro delle "azioni simboliche", regolate da uno specifico accordo, in base alle quali ripartire una quota dell'utile conseguito dall'azienda. «Si partirà con un'azione ciascuno, ma l'idea è di assegnarne una seconda in base all'anzianità e una terza a quelli che sono cresciuti di responsabilità» spiega l'imprenditore.  E' un modo diverso per pagare ai lavoratori il premio di partecipazione previsto dal contratto nazionale. «Il premio, introdotto qualche anno fa, si è man mano trasformato da variabile a semifisso, perdendo la sua funzione originaria, che era quella di far partecipare il dipendente al risultato dell'azienda». Per questo la Laviosa nel 2009 lo ha disdettato.  Il concetto da cui è partita l'azienda è che «così come gli azionisti investono il proprio capitale in una società, anche i lavoratori vi investono qualcosa: il proprio tempo. Anche il dipendente è un azionista e come tale va considerato».  Per rafforzare questo legame, l'anno scorso la Laviosa ha lanciato un prestito obbligazionario riservato ai dipendenti. «Ci siamo fatti prestare 1 milione e mezzo dai lavoratori, con tagli minimi di 2000 euro, retribuendoli con un tasso di interesse del 6% lordo. Ci sono dipendenti che investono i risparmi nelle azioni Fiat, forse ha più senso metterli nell'azienda in cui si lavora».  Fino a quest'anno, il premio di partecipazione sarà distribuito con il vecchio sistema. «Dall'anno prossimo vorremmo cambiare - spiega Laviosa - L'azienda riserverà una parte dell'utile 2011 per il premio ai lavoratori. Questa somma potrà essere aumentata o diminuita a seconda di due parametri: la qualità della produzione, la sicurezza del lavoro». Alla fine avremo un montepremi, che sarà distribuito ai lavoratori «secondo le azioni che possederanno». Ci saranno dipendenti con un'azione, ma anche con due o tre azioni: «Se lavori da molto tempo dentro l'azienda o sei cresciuto parecchio, vuol dire che hai investito di più».  Per ora questa è solo una proposta, «ma siamo convinti e vogliamo discuterne a fondo con il sindacato. Oggi il capitale umano è l'elemento decisivo e c'è invece un problema di scollamento tra le aziende e chi vi lavora. Bisogna far ritrovare ai lavoratori la passione e l'attaccamento per quello che fanno».  Certo, se passasse questa innovazione si determinerebbero alcune conseguenze, di cui l'azienda è ben conscia: «Il premio diventerebbe variabile, dipendendo dall'andamento dell'azienda. Ma questa è anche una grande opportunità».

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