Il Tirreno

Livorno

Tanti messaggi per il povero ciclista belga, migliaia di appassionati in strada arrivati anche dall’estero

Montenero con il 108 nel cuore

Dario Serpan
Montenero con il 108 nel cuore

Dappertutto il numero di Weylandt. Al Santuario campane a festa

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 LIVORNO. «Montenero saluta il giro». E' l'incipit di Piazza delle Carrozze, scritto su uno striscione che introduce alla salita fino alla piazza del Santuario. Quant'è bella Livorno vista da lassù, Montenero sembra la nostra Montmartre, dove recarsi nel silenzio a far scivolare lo sguardo sulla città e poi tuffarlo nel mare. Ieri, invece, tutti gli sguardi erano sulla strada, perché non era un giorno qualunque. L'attesa era tanta, ma la festa è svanita davanti alla morte di Wouter Weylandt. Come tutta la città, allora, anche Montenero ha reso il suo tributo al giovane ciclista scomparso, con una folta presenza, unita al coro di applausi che ha accompagnato il fugace passaggio dei corridori, e poi alcuni messaggi scritti su pezzi di stoffa esibiti: «Una dolce carezza. Ciao Wouter», sorretto da un gruppo di bambini appostati lungo il percorso; oppure un altro striscione che recitava «Montenero ricorda il Ballero e Weylandt». Un grande display, collocato sopra gli scalini che guidano al Santuario, permette ai presenti di seguire la gara in diretta, e non ci son bronci per il ritardo nel ritmo di marcia, motivato dalla scelta degli atleti di tradurre la Quarto dei Mille-Livorno in una tappa di trasferimento, alternando la guida del gruppo e poi lasciando l'arrivo al Team Leopard, per il quale correva Weylandt. «Una scelta perfetta - commenta Fabrizio Bernabei della Uisp Livorno, presente a bordo pista - ed è chiaro che questa tappa è stata un'altra cosa rispetto a ciò che poteva essere. Ma io ho visto tanta gente applaudire ed è stata una cosa bella. Questa giornata è il segnale che Livorno risponde ai grandi eventi e io mi auguro che serva per la città ad investire in questo sport e riaccendere la passione».  Fin dal mattino comincia l'approdo verso Montenero, e gli abitanti si preparano al gran momento, insieme a «forestieri» di terre vicine o lingue di altre nazioni, mescolati in un walzer di accenti che fanno colore insieme al rosa predominante delle magliette o dei gadget distribuiti in piazza. «Noi siamo qui dalle 10.30 del mattino e sotto questo sole è dura, ma l'occasione era davvero particolare», ci dicono in coro Roberto, Etulio e Paolo, tre appassionati di mezza età venuti da Castiglioncello. Intorno alle 17 il clima si scalda quando passa la carovana pubblicitaria, salutata da un coro di «olè». Poi arriva il clou, quando l'orologio segna le 17.32 e il gruppo dei ciclisti scorre compatto e fulmineo, superando la salita e svoltando per via Byron, proprio all'altezza della piazza del Santuario. Attimi emozionanti, colore negli occhi e calore nel cuore mentre le campane risuonano a oltranza finché non termina il passaggio di tutti i ciclisti. «Ci è sembrato un segno di partecipazione doveroso - ci dirà poi Don Alessandro, padre superiore del Santuario di Montenero - verso il ragazzo scomparso, la sua famiglia e tutto il mondo del ciclismo. Ma le campane hanno suonato a festa, non a lutto, mentre fuori abbiamo esposto l'immagine della Madonna. Mi ha colpito l'umanità espressa dalla gente verso la tragedia di questo ragazzo caduto sul lavoro». Dal sacro al profano, Livorno ha risposto anche con il suo gergo, stampando frasi sull'asfalto della salita di via di Montenero, del tipo: «E' dura?», oppure «Piglia fiato» e poi «Pigiaci». Ma su tutte, forse, prevale la satira di Patrizia e Flavia, due abitanti di Montenero che hanno appeso un cartello eloquente: «W ir giro d'Italia. Armeno ci s'ha dù strade pulite e senza bu'e».

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